"Ho visto e vissuto momenti terribili. L’avvocato Garavaldi mi ha salvata e lo ritengo il mio eroe ed angelo custode". Chi parla è la 30enne namibiana che ha svelato tutto al legale facendo da ‘vittima-insider’ nel racket delle truffe in Thailandia. La chiameremo Nama, nome di fantasia perché nonostante sia libera e viva oggi in Namibia, ha ancora paura.
Nama, com’è stata reclutata?
"Nell’aprile 2024 un’amica in Laos mi parlò di un’opportunità di lavoro e mi mise in contatto con un tale Jack, agente incaricato di cercare personale per un call center. Mi promise che l’azienda si sarebbe fatta carico di tutte le spese, visto incluso. Accettai e inviai i dati del mio passaporto. Mi diedero istruzioni: andai in Sudafrica e mi imbarcai poi per la Thailandia. Pensavo fosse tutto legale".
E una volta arrivata a Bangkok?
"Io e un’altra donna sudafricana fummo prelevate da alcuni autisti a bordo di Suv neri. Durante il tragitto ci diedero da mangiare e bere, poi ci scattarono delle foto che servivano per il ‘capo’. Ci portarono in una casa abbandonata vicino a un fiume che attraversammo in barca. Qui ho capito che eravamo vittime di tratta. Siamo arrivati poi in Myanmar, in un complesso chiamato Skk Park. Qui ci perquisirono i bagagli e sequestrarono i nostri passaporti, chiedendoci di interrompere i contatti con le nostre famiglie".









