Se davvero sarà concluso l’accordo tra Stati Uniti e Iran per il cessate il fuoco, la ripresa del traffico marittimo a Hormuz e l’avvio dei negoziati sul nucleare, l’umanità potrà tirare un sospiro di sollievo. Rimane tuttavia un’area di imprevedibilità cui da tempo ci sta abituando Trump, di cui è bene che l’Europa tenga conto anche per non sottovalutare cosa maturerà sul fronte libanese. Quanto al più vicino limes europeo, siamo dinanzi a una pericolosa escalation che rende ogni giorno più fragile il confine della guerra in Ucraina, con il rischio di un coinvolgimento diretto dell’Europa. Bastano un’incursione nello spazio aereo, la deviazione di un ordigno, un errore di valutazione perché si apra una falla dagli esiti imprevedibili. L’Europa deve proteggersi, ma deve anche agire con la diplomazia. La contrapposizione si fa ancora più aperta tra Russia e Ucraina e le prospettive negoziali arretrano sugli umori di Putin, cui fa ora gioco anche il bellicismo di Trump su altri fronti.Tuttavia, una iniziativa negoziale dell’Europa va sollecitata senza esitazioni, pur partendo da condizioni chiare: un immediato cessate il fuoco, per poi affrontare in un quadro multilaterale e con tutti i tempi necessari le questioni più controverse, quali lo status dei territori occupati ‒ anche acquisendo se del caso pareri giuridici della Corte internazionale di giustizia ‒ le garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina, nonché i futuri equilibri della sicurezza europea. Si tratta di un percorso complesso, ma che non va escluso a priori, restituendo alla diplomazia il ruolo che le compete in luogo della sola minaccia delle armi. L’Europa, per storia, cultura e responsabilità, può e deve assumere un ruolo propulsivo: il continente che nel Novecento ha conosciuto le tragedie più devastanti della modernità, dopo la Seconda guerra mondiale, ha saputo trasformare antiche rivalità in un progetto di cooperazione senza precedenti. Oggi l’umanità intera ha bisogno di un gesto radicale: una Conferenza internazionale per la pace che oltre a un negoziato fra potenze rappresenti una ricostruzione dell’anima dei popoli. In concreto, una Conferenza per la pace può nascere da una iniziativa congiunta dei Capi di Stato e di Governo europei che poi si estenda ai Paesi del Mediterraneo, cerniera tra Nord e Sud del mondo, e farsi proposta globale coinvolgendo gli altri continenti nel contesto delle Nazioni Unite. Potrebbe sfociare così nella redazione di una Carta della Pace, documento simbolico e operativo al tempo stesso, che raccolga principi e impegni concreti: il cessate il fuoco e l’avvio di negoziati immediati per tutti i conflitti, il divieto dell’aggressione, il disarmo progressivo e la contro-proliferazione nucleare, la diplomazia preventiva, la cooperazione per lo sviluppo sostenibile, la protezione dei civili e dei migranti.Anche il dialogo tra i leader delle grandi religioni è strategico nella costruzione della pace, perché mette in rete la responsabilità morale di tutte le comunità di fede, fondando ponti di reciproco rispetto e collaborazione. Lo ha ricordato Papa Leone XIV da tempo: «Se volete la pace, preparate istituzioni di pace…. la costruzione della pace è un compito affidato a tutti». Le conferenze di pace non sono invenzioni del nostro tempo: dalle tregue tra le città greche al congresso di Westfalia, dal Congresso di Vienna fino a Ginevra, Parigi e Helsinki, le grandi riunioni internazionali hanno sempre segnato la rinascita della legalità dopo il caos. Oggi abbiamo ancora una traccia da percorrere, che rimane un riferimento universale: la Carta delle Nazioni Unite, nata dopo le grandi tragedie di due guerre mondiali. È il caso di richiamare i suoi passi salienti, che sintetizzano gli impegni fondamentali assunti alle Nazioni Unite: gli Stati furono infatti «decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona, nell’eguaglianza dei diritti di uomini e donne e delle nazioni grandi e piccole». E ancora «a creare le condizioni per mantenere la giustizia e il rispetto degli obblighi internazionali, a promuovere il progresso sociale e un più elevato tenore di vita, a praticare la tolleranza e vivere in pace in rapporti di buon vicinato, a unire le forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale». Occorre credere ancora in questa scelta, affinché venga tradotta finalmente nella realtà, in un’azione politica responsabile e lungimirante dei suoi leader: è la sola via da percorrere per dare una risposta non più rinviabile alle immani sofferenze dell’umanità.Membro dell’International Law Association
La speranza oltre la guerra vede una Conferenza per la pace
Mentre dall’Ucraina al Medio Oriente cresce il rischio globale, un’iniziativa europea potrebbe riaprire il dialogo, promuovere una sicurezza condivisa e avviare nuovi negoziati multilaterali














