Nel Canale della Manica, forze britanniche hanno fermato e ispezionato la Smyrtos, nave ritenuta legata alla shadow fleet russa: è stato il primo intervento guidato direttamente dal Regno Unito contro una petroliera di quella rete opaca che, secondo Londra, trasporta circa il 75% del petrolio russo sottoposto a sanzioni. E l'obiettivo è uno: stringere il cappio su oltre 600 navi riconducibili alla flotta ombra di Mosca e, nello stesso tempo, consolidare il sostegno energetico a Kyiv.
Il Regno Unito non vuole più limitarsi a denunciare l’elusione delle sanzioni, ma intende colpire la logistica che consente alla Russia di continuare a vendere greggio, incassare valuta e finanziare la guerra. Le navi della shadow fleet sono il motore grigio di questa economia di aggiramento: cambiano bandiera, spengono o manipolano i sistemi di tracciamento, ricorrono a passaggi di carico da nave a nave, spesso navigano con coperture assicurative incerte e catene proprietarie difficili da ricostruire. Per Londra, Bruxelles e gli organismi marittimi internazionali, non si tratta solo di evasione sanzionatoria: è anche un problema di sicurezza marittima, rischio ambientale e tenuta dell’ordine commerciale internazionale.










