"Ogni volta che mi imbatto in una storia e la racconta non cerco mai quella che fa più rumore, o magari è di dominio pubblico, non giudico mai: al contrario mi metto in ascolto, perchè ogni persona ha eguale dignità e sono tante quelle, che conservano con rispetto, umanità, doti di grande coraggio senza chiedere la pietà di nessuno. E questo è un grande insegnamento per tutti noi, per ridimensionare tutto. Dopo oltre 7 stagioni, ancora continuo a stupirmi, la tv va fatta con rispetto senza andare sempre a caccia di sensazionalismi siamo esperti di true crime poi se vediamo una piccola storia voltiamo lo sguardo eppure quanto cura si può dare". Domenico Iannacone torna su Rai 3 con il suo ciclo di storie Che Ci Faccio Qui dal 16 giugno in prima serata quattro nuove puntate: "un viaggio nel corpo, nelle vite degli altri, nella sacralità della vita, nella sua dimensione fisica e simbolica, per raccontare i grandi temi dell'esistenza umana: la fragilità, il limite, la malattia, la violenza, la cura e la morte. Le mie sono storie che parlano di tutti noi e della sacralità della vita. Io in questi anni ho raccontato, la malattia mentale, il teatro patologico, le periferie, la solitudine, i disagi delle case, la professoressa Canfora, ho portato le mie storie in giro per l'Italia con uno spettacolo teatrale''. Che ci Faccio Qui parte con la prima delle quattro puntate dal sottotitolo, Quel che resta dei giorni, Iannacone si interroga su questi temi varcando la soglia dell'Hospice "Madre Teresa di Calcutta" di Larino, in Molise, è il luogo in cui queste domande diventano concrete. "È uno spazio di cure palliative in cui l'obiettivo non è più guarire, ma garantire la miglior qualità possibile del tempo che rimane. Sono gli ultimi giorni, si parla del corpo che sta per lasciare, del suo involucro che ancora c'è ma se ne sta andando, delle persone che amano e stanno accanto al loro amato, delle cure palliative, delle scelte che vorremmo e non possiamo fare. Una puntata dura ma anche importante". Perchè? "Le cure palliative sono poco finanziate, dovrebbe essere preso in carico dal Sistema Sanitario Nazionale con la creazione di strutture in cui le persone non restino smarrite e non si abbandonino alla disperazione". Quel che resta dei giorni", non racconta la morte dice Iannacone, "racconta ciò che accade prima. Quando la vita si assottiglia, ma non scompare, e chiede ancora di essere riconosciuta". "Tutti noi pensiamo di essere immortali forti, sappiamo che il concerto di vita, come quello di morte fa parte della fasi del ciclo umano "e allora perchè no affrontare queste tematiche con più serietà, c'è chi ha chi la fortuna di avere una famiglia accanto e chi muore da solo, ma la vita è sacra fino all'ultimo giorno, secondo del nostro respiro". Nelle puntate successive, il viaggio di Che ci faccio qui proseguirà con altre storie, "tutte ugualmente importanti'' per Domenico Iannacone. Quella di Giada e Alessio, ad esempio, genitori di un bambino di 4 anni affetto da una malattia genetica rara e molto rapida: "L'aspettativa di vita è di 10 anni, a volte anche meno. Questo inizialmente aveva disgregato la famiglia anche perché i genitori sono entrati i crisi vista la giovane età, poi qualcosa è scattato e proprio l'amore per il figlio li ha riavvicinati, sono diventati due combattenti unitissimi. Ora vivono i giorni che restano con la determinazione che merita il figlio ma che meritano anche loro da genitori''. La terza puntata, spiega Iannacone è doppia con due storie diverse ma che ''ho voluto mettere insieme apposta: quelle di Filomena e Roberta una è la prima donna sfigurata con l'acido dall'ex marito e l'altra è in attesa di un trapianto di rene, dopo averne subiti due di cuore. Ho messo insieme le due storie per spiegare da una parte la ferocia di chi toglie dall'altra di chi dona e chi riceve". E, anche, di Simona Atzori, la ballerina nata senza le braccia: "Con lei abbiamo fatto un viaggio immersivo per ribaltare il concetto di bellezza. È stato come entrare in un corpo che appare menomato per vederne, invece, la bellezza e le possibilità".
Iannacone, torno con Che ci faccio qui e riparto dal corpo per raccontare persone - Tv - Ansa.it
"Ogni volta che mi imbatto in una storia e la racconto non cerco mai quella che fa più rumore, o magari è di dominio pubblico, non giudico mai: al contrario mi metto in ascolto, perchè ogni persona ha eguale dignità e sono tante quelle, che conservano con ... (ANSA)









