Ai comizi battaglieri della destra italiana è sempre mancata la colonna sonora. Per evitare di darla vinta alla «egemonia culturale della sinistra», per anni i leader conservatori hanno fatto a gara per appropriarsi in modo dissonante – se non indebito – di canzoni e cantautori popolari, da Battisti a Battiato, da Gaetano a De André e ora è toccato a Lucio Dalla. Alla prima Assemblea costituente di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha scelto il suo brano del 1980, Futura, come inno di partito. Non solo la platea di avanguardie futuriste non conosceva una parola del testo, ma ha scatenato le ire della Fondazione Dalla, che ha definito l’uso «improprio e spiacevole» e ha affermato di non averlo autorizzato.

DESTRA O SINISTRA?

«Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?», cantava Giorgio Gaber nel 1994. Domande che, come dimostra il dibattito su Francesco De Gregori, ricadono anche nel mondo della musica. Una cosa è certa: i cantanti non vogliono (quasi) mai essere associati alla destra e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo sa bene: «È possibile che un partito come Fratelli d’Italia non abbia nemmeno un sostenitore nel mondo dello spettacolo?», si domandava nel 2022, poco prima di entrare a Palazzo Chigi.