Progettavano di sovvertire l’ordine democratico. Volevano instaurare “un sistema basato su idee e principi del nazismo e del fascismo”. Erano questi, per la procura, gli obiettivi dell’Unione Forze Identitarie: un’organizzazione “paramilitare con finalità di terrorismo” che operava da un covo segreto nel casale della Vaccareccia, nascosto tra il verde del parco della Caffarella.
Ora, davanti alla Corte d’Assise di Roma, sono arrivate le condanne di primo grado: il leader, Alessio Sabelli, 27 anni, conosciuto dai membri come “Cesare”, è stato condannato a cinque anni e mezzo. Tre anni e mezzo, invece, per il militante Kent Louis Restauri. Dovranno anche risarcire il ministero dell’Interno, che si è costituito parte civile, con 50mila euro.
Assolti “per non aver commesso il fatto” Francesco Baia e Raoul Cesari, inizialmente indicati come membri del gruppo. Dalle indagini è emersa una struttura diffusa in tutta Italia, con “presidi e basi militari caratterizzati da compartimentazione e utilizzo di codici segreti per l’accesso alle chat”, si legge nelle carte.
Era, infatti, soprattutto online che veniva diffusa la propaganda: deridevano ebrei e omosessuali, inneggiavano a terroristi e suprematisti bianchi come Anders Breivik e Brenton Tarrant. La loro visione del mondo l’avevano racchiusa in uno scritto ideologico: “Vento bloccato – Una chiamata alle armi”.












