Le parole del ceo di Fincantieri Marine Group spostano il baricentro del caso Constellation dalle responsabilità del cantiere alle scelte maturate all’interno della US Navy nel corso del programma. La linea dell’azienda è quella di un partner che ha seguito la rimodulazione voluta da Washington e che ora punta a mettere capacità industriale e presenza negli Stati Uniti al servizio dell’obiettivo americano di produrre più navi in tempi più rapidi

Il programma delle fregate Constellation torna al centro del dibattito industriale americano dopo le parole di George Moutafis, ceo di Fincantieri Marine Group. Dal suo racconto emerge una vicenda segnata soprattutto dal cambio di impostazione della US Navy, con Fincantieri chiamata ad adattarsi a un programma progressivamente ripensato da Washington.

L’azienda rivendica il lavoro svolto e conferma la volontà di restare un partner affidabile della US Navy, in una fase delicata per la cantieristica militare e per i tempi di rafforzamento della flotta.

Le lezioni del programma

Moutafis descrive il dossier con toni misurati. “È certamente una situazione complicata”, spiega, collegando le scelte più recenti della Marina americana alle lezioni apprese lungo il percorso della classe Constellation. “Tutti questi elementi che vediamo ora essere messi in campo, credo in una certa misura, si colleghino alle lezioni apprese dal percorso della classe Constellation”.