«Mercoledì 17 inizia l’esame in aula del Senato del famigerato disegno di legge che liberalizza la caccia, il più grave attacco agli animali, alla natura e alla sicurezza delle persone nella storia recente. Le forze responsabili di maggioranza e opposizione si oppongano con ogni mezzo democratico». È questo il messaggio lanciano insieme Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e WWF Italia. Sono ormai sempre più numerose, e determinate, le associazioni animaliste e ambientaliste che non si rassegnano a veder approvato un ddl che non a caso è stato ribattezzato «legge sparatutto». Se un mese fa Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf Italia avevano scritto anche una lettera al Capo dello Stato Sergio Mattarella per chiedere uno stop all’iter del dispositivo, oggi la galassia ambientalista torna alla carica chiamando alla mobilitazione i parlamentari e lanciando anche un hashtag apposito: #iomioppongo.
«Fucili ovunque, in spiaggia, nei boschi, nelle campagne, per uccidere sempre più animali, in tutte le stagioni: la riforma della legge 157 voluta da governo e maggioranza va in aula. La politica sin dai massimi vertici si mobiliti», è la chiamata delle associazioni alla vigilia dell’apertura della discussione in aula del Senato del Ddl 1552, a prima firma Malan, ma voluto già lo scorso anno dal ministro Lollobrigida, di modifica della legge nazionale sulla tutela della fauna selvatica e la regolamentazione della caccia. «Si prefigura la distruzione della natura, l’uccisione di un numero ancora maggiore di animali selvatici per l’esclusivo divertimento dei cacciatori, la privazione della libertà per i cittadini di muoversi in sicurezza, lo sfregio del dettato costituzionale e del diritto europeo. Per impedire che ciò accada - continuano le associazioni - chiamiamo alla massima mobilitazione le forze parlamentari responsabili, di maggioranza e opposizione, con l'attivazione di tutti gli strumenti democratici necessari, a partire dalla presenza dei leader e dei parlamentari, non importa se di Camera o Senato, negli eventi di protesta ed all'inizio della discussione in aula del Senato».






