Diciamolo a chiare lettere e una volta per tutte: l’intelligenza artificiale è destinata a modificare profondamente il modo in cui studiamo, comunichiamo e partecipiamo alla vita sociale. Far finta che sia una moda passeggera è decidere di fare gli anacoreti. E’ un arroccamento inutile, direi anche sciocco. Per questa ragione, consapevole della portata di tale trasformazione nelle vite individuali, il Governo Meloni ha avviato un percorso normativo mirato a governare l’innovazione grazie alla legge n. 132 del 2025 che ha definito principi generali e deleghe al Governo. E ora, con l’approvazione dei primi due schemi di decreto legislativo attuativi, quella cornice normativa si traduce in regole concrete: autorità con poteri reali, sanzioni applicabili, percorsi formativi finanziati, tutele per i lavoratori, limiti all’uso dell’IA nelle attività di polizia. L’esito è un impianto che porterà la disciplina dell’intelligenza artificiale fuori dal solo perimetro delle autorità di controllo tecnico e la collocherà dentro la scuola, il lavoro, la pubblica amministrazione, le professioni, la sanità, la giustizia e la sicurezza pubblica. Il cambiamento è importante: non è più soltanto una questione di standard tecnici o di conformità dei prodotti. L’IA diventa, per la prima volta in modo organico, una questione di politica educativa e di cittadinanza digitale.
Il commento di Loredana Perla: La via italiana di Valditara per l’intelligenza artificiale nel sistema educativo
L’intelligenza artificiale è destinata a modificare profondamente il modo in cui studiamo, comunichiamo e partecipiamo alla vita sociale
Governo Meloni approva decreti sulla governance dell'IA (legge 132/2025): 200 milioni per integrare l'IA nel curricolo scolastico italiano. La scuola diventa centrale per governare l'IA come politica educativa, preparando i talenti tech al rispetto dell'AI Act europeo.











