La leggenda delle Backrooms nasce nel maggio 2019 su /x/, il board paranormale di 4chan. Un utente anonimo chiese di condividere “immagini inquietanti che sembrano sbagliate” e pubblicò una fotografia di un grande ambiente vuoto: pavimento ricoperto da moquette gialla macchiata, luci al neon tremolanti e pareti tappezzate di carta da parati gialla visti da un’angolazione inclinata. A questa immagine venne associata la descrizione di un luogo infinito e deserto cui si accede “noclippando” fuori dalla realtà, concetto preso dai videogiochi in cui la telecamera attraversa le pareti. Il fascino dell’immagine risiedeva proprio in quella famosa sensazione di liminalità: un luogo che ricorda gli uffici o i corridoi di un motel, ma che appare desolato e senza uscita. La leggenda si diffuse rapidamente su Reddit, YouTube e TikTok. La svolta arrivò nel gennaio 2022, quando il sedicenne Kane Parsons, noto come Kane Pixels, pubblicò su YouTube lo short The Backrooms (Found Footage). Un corto di 9 minuti girato in stile analog horror che sfrutta la granulosità del formato VHS, la bassa risoluzione e il punto di vista della telecamera a mano; un ragazzo con la macchina da presa cade in un labirinto di corridoi gialli, mentre il ronzio delle luci al neon e l’assenza di musica creano tensione. Questa interpretazione audiovisiva spinse la mitologia verso un orrore più tradizionale, in cui l’ambiente serviva da sfondo a presenze ostili.
Backrooms inciampa sul liminale (di R. Papacci)
Kane Parsons si è difeso benissimo alla sua prima prova cinematografica, evita di fare quello che avrebbe potuto fare Netflix, cioè prendere un immaginario già…











