Firenze, 15 giugno 2026 – «Facciamo rinascere i giovani attraverso gli scacchi, i giochi da tavolo, anche il semplice rimpiattino. Giocare apre il cervello, costringe a ragionare. Se invece deleghiamo tutto agli smartphone e all’intelligenza artificiale, smettiamo di pensare e non partoriamo più nulla di originale». Disagio giovanile
Paolo Crepet parte da qui per rileggere ancora una volta la lunga scia di episodi di violenza che sempre più riempiono le pagine di cronaca: risse tra adolescenti, accoltellamenti, aggressioni, minacce ai professori con tanto di pistole a pallini. Un fenomeno che, ribadisce lo psichiatra e sociologo, non nasce oggi ma affonda le radici in un progressivo impoverimento educativo e culturale.
Crepet, tra l’altro, sarà ad Arezzo il prossimo 25 luglio, alle 21, alla Fortezza Medicea, per presentare il suo ultimo libro ‘Riprendersi l’anima’. Un appuntamento che assume un significato particolare anche alla luce di quanto accaduto recentemente in città, dove quella che doveva essere una serata di festa si è trasformata in una notte di violenza con sei feriti.
Professor Crepet, la violenza giovanile assume contorni sempre più preoccupanti. Cosa sta succedendo?
«Sta succedendo che chi semina grandine raccoglie tempesta. Lo dico da trent'anni. Non siamo davanti a un'emergenza nata sei mesi fa. È un problema che arriva da molto lontano. Il deterioramento culturale delle famiglie, della scuola e delle comunità è sotto gli occhi di tutti. È da lì che parte tutto. Poi ci sono fenomeni più recenti: ragazzini sempre più precoci, tredicenni in giro fino alle tre di notte, assenza di regole e di responsabilità. Genitori che spesso non sanno nemmeno dove siano i figli. Attenzione però: non sono tutti così. Guai a generalizzare. Ma il problema esiste ed è serio».







