Cinque anni. È la finestra che Michiel Bakker, ricercatore di Google DeepMind, e i coautori del saggio "Europe 2031" si danno prima che si verifichi uno scenario preoccupante. Quello in cui all'Europa restano tre opzioni: diventare un protettorato americano, consegnare il futuro alla Cina oppure spegnersi lentamente nell'isolamento.
Il documento firmato da un team di ricercatori europei [tra cui Daan Juijn, Stan van Baarsen, Judith Dada, Lily Stelling, Philip Fox e Alex Petropoulos], disponibile all’indirizzo europe2031.ai, è una storia di declino e descrive un'Europa che attualmente controlla appena il 5% della potenza di calcolo mondiale contro l'80% degli Stati Uniti, e che scivola anno dopo anno ai margini di una rivoluzione tecnologica, quella segnata dall’intelligenza artificiale, decisa altrove.
Bakker è olandese, ma lavora in DeepMind, uno dei laboratori della Silicon Valley più influenti e importanti del mondo. Lo intervistiamo mentre si trova a Londra, e per prima cosa gli chiediamo come sia possibile conservare un’anima europea lavorando per il “nemico”. “Ci riesco perché vedo da vicino la velocità impressionante con cui si muove questa tecnologia - ci dice - e la cosa spaventa me così come molti altri europei che lavorano in Anthropic, OpenAI o nella stessa DeepMind. L'Europa sta sottovalutando questo tema”.










