L’Intelligenza Artificiale avanza, ormai, inesorabilmente. Ma restano da sciogliere alcuni nodi. Quanta energia servirà per alimentare i data center, quante professioni verranno spazzate via e chi metterà i soldi, oltre agli Stati
L’Intelligenza Artificiale avanza. E anche in fretta. Il mondo ha imparato a conoscerla, passo dopo passo, gli investimenti piovono un po’ da tutte le parti, ma resta il grande dilemma di fondo: che ne sarà di milioni di posti di lavoro? Un tema su cui si sono concentrati gli economisti di Goldman Sachs, in particolare Marco Argenti, che per la banca d’affari americana è chief information officer. “Negli ultimi anni, l’Intelligenza Artificiale è passata dall’essere abbastanza brava nei compiti semplici e pessima in quelli complessi a essere eccellente nei compiti semplici e abbastanza brava in quelli complessi, il che significa che può effettivamente rivelarsi molto utile nella vita reale”, premette l’esperto in un report.
“Ciò crea un problema evidente sia per le aziende che per i lavoratori: significa che molte delle competenze che abbiamo impiegato una carriera a sviluppare potrebbero presto essere svolte da agenti basati sull’IA. Data l’incertezza su ciò che riserva il futuro, è naturale che le persone cerchino un terreno familiare su cui poggiare i piedi e si aggrappino alle loro abitudini più consolidate. Poiché la nostra esperienza e competenza sono spesso ciò che ci ha permesso di fare carriera nei nostri settori, può essere terrificante immaginare una realtà in cui tutto ciò scompaia dall’oggi al domani”.






