Per gli esperti e i media internazionali l’accordo Usa Iran è incerto, debole e pieno di incognite. Rischia soprattutto di rivelarsi un boomerang. L’analisi di Gianfranco D’Anna
Da infame a capestro, da debole a limitato, fino alla chicca della definizione di “accordo che non risolve il disaccordo”. I media internazionali, a cominciare dai principali quotidiani degli Stati Uniti, opinionisti ed esperti di strategie politico militari sono concordi nelle valutazioni che variano dalla forte critica, all’attesa della verifica dell’intesa raggiunta fra Stati Uniti e Iran e che verrà firmata a Ginevra il 19 giugno.
“Che il petrolio scorra” è l’ironico titolo del londinese Times, mentre per il New York Times: “L’accordo pone fine ai combattimenti per 60 giorni, riapre lo Stretto di Hormuz e revoca il blocco navale statunitense, ma le questioni nucleari più spinose sono state rimandate a un secondo momento. Il destino del programma nucleare iraniano è incerto”. Pessimismo al quale, nell’intervista rilasciata allo stesso autorevole quotidiano di New York, risponde il presidente Donald Trump: “Senza accordo sul nucleare riprendiamo attacchi all’Iran”. Nell’intervista il tycoon garantisce che lo Stretto di Hormuz sarà “permanentemente esente da pedaggi”, ma in realtà, lo smentiscono i media americani, il memorandum d’intesa sospende i pedaggi nello stretto solo per 60 giorni e promette solo un futuro dialogo regionale.













