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Erano tornati nuovamente dentro il potere mafioso dell'Arenella e dell'Acquasanta nonostante il carcere, Stefano Fidanzati e Raffaele Galatolo, che oggi hanno rispettivamente 78 e 76 anni. E si sono incontrati spesso in questi ultimi anni. Due boss storici di Cosa nostra che sono stati riarrestati questa notte insieme ad altri gregari e picciotti dei due gruppi nel corso di una maxi operazione della Procura di Palermo guidata da Maurizio de Lucia.E' questa la ri-lettura sulla nuova geografia mafiosa dei due grandi quartieri, messa a punto dopo l'indagine portata avanti in questi mesi dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio con i colleghi della Distrettuale antimafia palermitana. Che ha portato all'ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Walter Turturici. Sono 45 complessivamente gli indagati, per 8 di loro il gip ha deciso il carcere, per altri 5 gli arresti domiciliari. In carcere sono finiti Raffaele Galatolo, Benedetto Marciante, Angelo Galatolo alias “Angelino” (classe 1988), Paolo Manno, Angelo Galatolo alias “Nascone” (classe 1966), Davide Matassa, Stefano Fidanzati e Pietro Magrì.

Ai domiciliari vanno invece Gaetano Pensavecchia, Luigi De Francesco, Fabio Ferrara, Luigi Costa e Antonino Sileno.Il Nucleo speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza ha sviluppato le indagini. Gli indagati sono in totale 45 e rispondono di associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.La stirpe mafiosa dei Galatolo è radicata ormai da cent'anni all'Acquasanta, e la maggior parte di loro vive tuttora in quello che da sempre è considerato il luogo più tristemente rappresentativo della massima espressione mafiosa, vico Pipitone, che fu ribattezzato “lo scannatoio dei Corleonesi”, tristemente noto per essere il luogo in cui venivano torturati quelli che avevano osato ribellarsi a Totò Riina. All’interno del vicolo era stata attrezzata una vera centrale della morte, la “casuzza”. Erano gli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, quando da vicolo Pipitone partivano gli uomini di Cosa nostra incaricati di commettere gli omicidi eccellenti nei confronti del generale Dalla Chiesa, del giudice istruttore Rocco Chinnici, del segretario regionale del Pci Pio La Torre e del commissario Ninni Cassarà.