"Sono profondamente antifascista, è la storia della mia famiglia e della mia terra. Ricordo però che con l'antifascismo non abbiamo sconfitto Giorgia Meloni, né basterà a sconfiggere Vannacci". Così in un'intervista a La Stampa il presidente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini. "Il Paese è alle soglie della recessione, le bollette energetiche e il caro carburante erodono il potere d'acquisto delle famiglie e colpiscono le imprese: l'estrema destra si nutre di questo malessere e lo trasforma in rancore militante. Il nostro compito - spiega - è offrire risposte concrete, non fare liste di proscrizione".

Per Bonaccini il rischio di sottovalutare la destra "va evitato come la peste: non vinceremo solo per il fallimento del governo Meloni. In questo considero Vannacci davvero un campanello per tutti".

Quanto alle primarie, "sono uno dei possibili strumenti per scegliere la leadership qualche mese prima del voto. Ma alle elezioni manca un anno, forse meno: non vivo con l'ossessione della premiership e delle primarie, ma - sottolinea il presidente Pd - il tempo per unire la coalizione e aprire il cantiere dell'alternativa è adesso, subito". Mentre sul fermento al centro, Bonaccini ricorda che c'era da quando lui era ragazzo: "Io guardo con favore alla mobilitazione e all'auspicabile aggregazione delle forze civiche, moderate o radicali che siano. La somma dei partiti non basta - osserva - dobbiamo coinvolgere tutto quello che si muove nella società in termini di competenze ed esperienze".