PADOVA - C'è anche un pezzo di Padova sul tetto d'Europa. Nella notte di Tallinn che ha consegnato all'Italia Under 17 il titolo continentale, conquistato ai rigori contro il Belgio dopo una finale combattutissima, c'è infatti la firma silenziosa ma pesante di Francesco Gasparello, centrocampista classe 2009 nato a Monselice e cresciuto calcisticamente tra la Bassa padovana e il settore giovanile del Calcio Padova prima del passaggio all'Atalanta. E mentre gli azzurrini festeggiavano il trionfo europeo, in provincia di Padova la soddisfazione aveva inevitabilmente un sapore speciale. Perché Gasparello non è soltanto uno dei protagonisti della nuova generazione del calcio italiano: è uno dei talenti più promettenti espressi dal territorio negli ultimi anni, un ragazzo che continua a portare con sé le proprie radici anche dopo il salto in una delle realtà giovanili più prestigiose del panorama nazionale.
La cavalcata Il suo Europeo è stato da protagonista. Il commissario tecnico lo ha schierato titolare in quattro delle cinque partite disputate dall'Italia nella fase finale, affidandogli il ruolo di mezzala in un centrocampo che ha saputo abbinare qualità e sacrificio. Soltanto nella seconda gara del girone contro il Montenegro è partito dalla panchina, entrando comunque a gara in corso. Per il resto sempre presente, sempre dentro le partite, confermando quella maturità calcistica che gli addetti ai lavori gli riconoscono da tempo. Eppure, fino a pochi mesi fa, nemmeno lui immaginava un epilogo del genere. «All'inizio non me l'aspettavo - racconta - Ad ottobre, durante l'ultimo turno di qualificazione, stavamo facendo fatica e ci siamo qualificati per gli Europei davvero per il rotto della cuffia. Poi però siamo arrivati alla fase finale in grande condizione. Forse non eravamo la squadra più forte dal punto di vista tecnico, ma abbiamo costruito un gruppo straordinario e in tornei di questo tipo è spesso quello a fare la differenza». La vittoria ai rigori contro il Belgio ha chiuso un percorso quasi perfetto. E per un ragazzo che aveva già vinto a livello giovanile con Padova e Atalanta, l'emozione è stata diversa. «Ho fatto fatica a dormire quella notte. Avevo già conquistato un campionato con il Padova e uno con l'Atalanta, ma vincere con la maglia della Nazionale è qualcosa di unico. Non voglio togliere nulla ai club, ma ho provato un'emozione che non avevo mai sentito prima».La crescita La sua storia parte dai campi della Canossa Conselve, dove Francesco inizia a giocare a cinque anni. Tre stagioni nei dilettanti prima dell'approdo al Padova, la società che ne accompagna la crescita per sette anni. Con il biancoscudati conquista il Torneo Under 14 Pro e si mette in mostra come uno dei prospetti più interessanti della sua annata. Poi arriva la chiamata dell'Atalanta, società che da anni rappresenta uno dei principali punti di riferimento italiani nella valorizzazione dei giovani talenti. A Bergamo continua a crescere senza bruciare le tappe. Vince il campionato nazionale Under 16 da sotto età e quest'anno diventa una pedina importante della Primavera nerazzurra. I numeri raccontano una stagione di alto livello: 30 presenze complessive, tra campionato Primavera, Coppa Italia, Youth League e Under 18. Ma a colpire chi lo osserva non sono soltanto le statistiche. Gasparello è uno di quei centrocampisti moderni capaci di interpretare più ruoli, di unire qualità tecnica e intelligenza tattica, di leggere il gioco con una naturalezza rara per un ragazzo di appena 17 anni.La famiglia Una crescita che affonda le radici anche nella famiglia. Il calcio, in casa Gasparello, è quasi una lingua madre. Papà Guerrino ha costruito una lunga carriera tra Serie C e D, mentre lo zio Massimiliano Ossari, scomparso prematuramente in un incidente stradale, arrivò fino alla Serie A con il Padova nella stagione 1995-96. «Mi sono appassionato andando a vedere giocare mio padre. E grazie a mio nonno materno, che mi è sempre stato vicino e con cui ho condiviso questa passione». Proprio il padre, notoriamente poco incline agli entusiasmi, gli ha regalato una delle soddisfazioni più grandi dopo la vittoria europea. «Per la prima volta l'ho visto sorridere davvero - racconta il giovane centrocampista - Lui è molto serio, molto esigente e si aspetta sempre tanto da me. Vederlo felice è stata una gioia enorme».I sogni Adesso, archiviata la festa azzurra, sarà tempo di tornare a Bergamo e ricominciare a lavorare. Perché se il titolo europeo rappresenta un traguardo prestigioso, per Gasparello sembra soprattutto una tappa di un percorso che guarda già più avanti. Gli obiettivi non mancano. «Vorrei giocare ai massimi livelli per molti anni, vincere la Champions League e indossare la maglia della Nazionale maggiore. E magari vincere un Mondiale». Sogni da ragazzo. Ma anche ambizioni che, osservando il cammino già compiuto dal talento di Monselice, sembrano tutt'altro che fuori portata. Intanto Padova si gode il suo campione d'Europa. Uno di quei ragazzi che ricordano come il grande calcio, qualche volta, possa nascere anche nei campi della provincia.






