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Nella chiacchierata la parola “bellezza” compare molto meno di quanto ci si aspetterebbe. Al suo posto ne arrivano altre: salute, tempo, libertà, esperienza. Per anni il volto di Carol Alt è stato associato a un’idea quasi irraggiungibile di perfezione femminile; oggi lei parla di salute prima che di bellezza, di esperienza prima che di carriera, di libertà prima che di immagine. Non rinnega nulla, sia chiaro, ma non difende nemmeno quell’immagine. La lascia lì, come una fotografia di un’altra epoca.

E intanto pensa a nuovi progetti, le piacerebbe girare un film in costume: «Mi piacerebbe molto lavorare ancora in un film d’epoca. Ho interpretato una suora, ho interpretato una persona paralizzata, ma c’è qualcosa nelle storie ambientate in altri tempi che continua ad affascinarmi». Insomma, ama continuare a fare cose che non assomigliano a quelle che gli altri si aspettano da lei. E valuta persino l’idea – ancora sospesa – di raccontarsi in un documentario. I suoi primi 65 anni, per parafrasare il suo film cult in cui, a 25 anni, interpretava Marina Ripa di Meana e i suoi primi quarant’anni: «Ci sto pensando ma è una cosa molto intima», dice.

Quella che segue è una riflessione sorprendentemente concreta su ciò che resta quando l’immagine smette di essere il centro del racconto. Cioè, tanto altro.