Le mani dell'uomo a Montagna Grande. Quella di chi ha appiccato il fuoco in almeno tre fronti, e quella di chi da 48 ore e forse ancora oggi cercherà di limitare i danni ad un patrimonio naturalistico di ingente valore: area boschiva, presenza di fauna, di aziende pastorizie e locali ricettivi. Un duro colpo per l'economia agraria della zona. L’estate è cominciata subito con le fiamme. Potenti. A bruciare è stato il versante della Montagna che ricade dentro Salemi, colpita un’area demaniale, alla prima conta sono centinaia di ettari ridotti in cenere.
L'incendio è partito, nel primi pomeriggio di sabato, da una zona limitrofa a quella demaniale, certamente due punti di origine sono stati i punti di origine, ma i forestali già durante le operazioni di spegnimento hanno ipotizzato l'esistenza di un terzo punto. Se con due c'è il sospetto della mano criminale e del rogo doloso, con tre si può parlare di certezza. Ancora ieri le squadre sono state al lavoro, per la verità a terra non si sono fermati nemmeno durante la notte, Forestali, Vigili del Fuoco, squadre della Protezione civile, mentre all’alba sono tornati in azione tre Canadair giunti da Roma e Lamezia Terme, e quattro elicotteri, tre della Forestale e uno del Sar di Birgi, tutti a prendere acqua dal lago Rubino per rovesciarla sulla zona infuocata, frattanto arrivata a penetrare il demanio forestale e minacciare alcune abitazioni rurali, il fronte del fuoco è stato agevolato da un repentino cambio del vento, e hanno effettuato numerosi lanci di acqua.








