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Giovanna Fagnani

Milano, compagni di classe e amici dell'oratorio al compleanno nel cortile dell'ospedale. Il papà di Giuseppe, altro ragazzo ustionato, racconta: «I genitori svizzeri ci hanno detto che le scuole non hanno fatto passare i loro figli all'anno successivo. Una mancanza di umanità assurda»

I primi auguri per i 17 anni, a mezzanotte in punto, sono arrivati dai medici e gli infermieri dell’ospedale Niguarda, la sua «casa» dal 4 gennaio. Ma la festa per Francesca è continuata tutto il giorno ed è culminata ieri, alle 15, quando, sotto le finestre del reparto Grandi Ustionati si sono ritrovati, a decine, i suoi amici, i compagni di classe, gli animatori dell’oratorio di Buscate con cui passa tutte le estati. E, insieme a loro, anche gli altri ragazzi che, come lei, hanno vissuto la tragedia di Crans-Montana e con lei hanno condiviso settimane in ospedale, e sono già tornati a casa: Sofia e Edoardo, Lorenzo, Filippo, Giuseppe.

Uno striscione con scritto «Sii forte e coraggiosa, noi siamo sempre qui a fare il tifo per te, ti vogliamo tanto bene», poi cori, palloncini e maracas. Quando Francesca si affaccia, seppur con indosso tutti i dispositivi di protezione, si vede che sorride e fa il gesto di vittoria con le dita. Poi a turno i ragazzi salgono in reparto a piccoli gruppi, si «bardano» con camice, mascherina, e tutto il resto per poterle parlare pochi istanti in camera. «È sempre la stessa, molto spiritosa e autoironica, riesce a fare battute anche su quello che le è accaduto. Abbiamo chiacchierato, fatto un po’ di gossip» raccontano alcune amiche dell’oratorio di Buscate, che la giovane frequenta da sempre.