MIRA - Il dibattito sul futuro dell'ex monastero in villa Donà della Rose a Mira Porte infiamma il dibattito politico. Il complesso, che fino allo scorso febbraio ospitava le suore agostiniane e che ora accoglie in una piccola area l'associazione che si occupa di servizi di assistenza sanitaria e integrazione per persone senza fissa dimora, è di proprietà della Curia che aveva espresso l'intenzione di venderlo ma sulla possibile destinazione il confronto politico è più che aperto.

Dopo ore di discussione in consiglio comunale, e la bocciatura della mozione presentata dalle forze politiche all'opposizione nella quale si chiedeva al sindaco Marco Dori chiarezza sulla destinazione d'uso il dibattito prosegue.Al centro dell'attenzione c'è la preoccupazione, formulata dal capogruppo di Coraggio Italia Paolo Lucarda, che il complesso, posto in uno dei luoghi più suggestivi lungo il naviglio, diventi un centro di accoglienza per immigrati. Ipotesi auspicata dall'ordine delle suore Agostiniane e da don Dino Pistolato, il compianto parroco di Gambarare, che aveva ipotizzato "un social housing nel complesso, per persone che non possono permettersi di sostenere gli attuali affitti". Le posizioni La Lega di Mira attraverso il segretario Denis Gennari ha posto subito una condizione. «Il riutilizzo della struttura non deve diventare fonte di degrado, la priorità va al decoro e alla tutela dei residenti e l'amministrazione non può senza nascondersi dietro i distinguo tra pubblico e privato ma deve governare le trasformazioni del territorio».Per i consiglieri Boris Bertocco e Silvia Naletto «l'obiettivo è evitare confusione e degrado, garantendo la piena sicurezza dei residenti attraverso una gestione rigorosa degli spazi. È doveroso tendere la mano a chi soffre ma l'accoglienza deve convivere con la tutela della comunità. Il paese deve restare un luogo ordinato, decoroso e sicuro».Per il capogruppo di Pd Francesco Volpato il sindaco Dori è stato chiaro: «Il complesso è proprietà privata e il Comune non c'entra nulla. Impossibile prendere provvedimenti di carattere urbanistico se non c'è nulla, anzi. L'unica domanda presentata di modifica al piano regolatore è stata anche bocciata. Il timore di insediare una moschea? Non vedo nessuna possibilità di eventuali colpi di mano, queste cose devono essere oggetto di dibattito aperto, buttate così certe ipotesi mi sembra una caccia alle streghe».Di tutt'altro avviso Maurizio Corò consigliere comunale di Coraggio Italia, proprietario di villa Valier, proprio nelle vicinanze di Villa Donà della Rose e locatario con la famiglia di alcuni immobili affittati ad extracomunitari. «Il monastero è situato in uno dei posti più belli della Riviera ed è vincolato dalla Soprintendenza ha spiegato -. Bene se può essere messo a disposizione per fini sociali, il parco potrebbe accogliere centri diurni per anziani, ma dare alloggio lì, a persone con usi e costumi completamente diversi dai nostri anche no».Michele Bedin capogruppo di Mira a Sinistra con Marco Dori ha trovato il dibattito pretestuoso e surreale. «La risposta all'interrogazione era stata chiara e la mozione era inammissibile secondo lo stesso segretario comunale ha affermato Bedin . La struttura è privata e decide il privato, la mozione proposta era pretestuosa e il dibattito che ne è seguito è andato completamente fuori tema».