Imola, 15 giugno 2026 – Il sorvolo iperbolico trasforma gli idrocarburi e l’asfalto dell’autodromo Enzo e Dino Ferrari nella “Woodstock della Romagna”: lo stagno di Bethel è il Santerno poco oltre i muretti, l’erba appena piantumata è in parte fango come si addice ai migliori festival rock, le torri video rimbalzano luci e suoni come a Glastonbury o Knebworth. Guardandola da quassù, dal drone che scruta e studia la nuova Music Park Arena di Imola, Cesare Cremonini ha proprio ragione: pare ci siano le colline del Mugello (non a caso poco distante) e pare di stare a Woodstock fra i 75mila dichiarati (in realtà saranno di più) e i colori e il traffico che si assesta e la marea umana e le famiglie e i ragazzi e i bambini, perché questa data zero del nuovo spazio imolese è un ponte fra generazioni, è il vecchio circuito che diventa nuovo, è Vasco Rossi (non a caso citato con “Vita spericolata”) e, appunto, il figlio di un Re, Cesare, re di una notte poetica. Cremonini con ilsindaco di Imola MarcoPanieri e il governatoredell’Emilia-RomagnaMichele de Pascale

Con una proiezione: sarà questa la terra di un nuovo festival?

L’eredità del 13 maggio è proprio qui, nei possibili scenari di una nuova dimensione per la musica dal vivo. Non a caso coincidente con il tragico tonfo della Rcf arena di Reggio Emilia, tra esigenze di sicurezza pubblica, disastri amministrativi e addirittura possibili revoche sulla concessione di un’area che finirà col pesare su privati e soci seri (Coopservice) che ora rischiano però perdite devastanti. Roba che al confronto Kanye West era un problemino da poco.