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Laura Cuppini

Ennio Tasciotti, direttore dell’Human Longevity Program presso l’Irccs San Raffaele di Roma: «Il calcolo dell'età biologica è una scienza inesatta»

Professor Ennio Tasciotti, direttore dell’Human Longevity Program presso l’Irccs San Raffaele di Roma e professore ordinario di Tecnologie mediche avanzate per l’invecchiamento all'Università San Raffaele di Roma, cos’è il biohacking?«Questo termine può essere inteso in due modi: esiste il biohacking anti-aging e quello prestazionale. Il primo, alla portata di tutti, ha l’obiettivo di aumentare la resilienza biologica dell’organismo agli stress che accelerano l’invecchiamento. Il secondo è quello praticato da alcuni atleti: consiste in tecniche mirate su particolari aspetti metabolici».

Ci fa un esempio di biohacking prestazionale? «La crioterapia (esposizione del corpo a temperature molto basse per pochi minuti, ndr) ha solide evidenze nel recupero sportivo, ma anche nell’infiammazione: oltre che per gli atleti, può essere utile per chi soffre di fibromialgia o artrite. In chi non è un atleta e non ha queste malattie, la crioterapia non dà benefici comprovati per la longevità. Molte delle pratiche di biohacking nascono per trattare specifiche condizioni: i risultati non sono trasferibili in individui sani. Pensiamo alle pratiche di biohacking di un culturista, magari mostrate si social: certamente non possono essere replicate da un 60enne sedentario».