I continui colpi di scena sulla firma del memorandum tra Usa e Iran non fanno che accentuare a Teheran la spaccatura tra i vari poteri, divisi tra chi vuole la via del dialogo e chi è contro a prescindere dai contenuti dell'intesa. Diversi gruppi ultraconservatori, tra cui 16 parlamentari membri del gruppo estremista Paydari, hanno organizzato manifestazioni di protesta davanti agli edifici del ministero degli Esteri a Teheran e Mashhad, chiedendo le dimissioni dei principali negoziatori iraniani, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Una babele di voci che il presidente Masoud Pezeshkian cerca di placare invitando all'unità ma anche chiarendo che "il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale ha concluso che si debba perseguire la via del dialogo". "Abbasso Araghchi, traditore e infiltrato", e "Che ne è del sangue del nostro leader martirizzato?", hanno gridato gli ultra fondamentalisti in piazza. Gli osservatori ritengono che la spaccatura emersa tra i funzionari metta ancora una volta in discussione le loro precedenti affermazioni sull'esistenza di una forte unità all'interno dell'organo di governo.
"Trump dice sempre bugie, in particolare sui negoziati con l'Iran", ha affermato il deputato Ali Khezrian, accusando Araghchi di avere legami con gli americani. Un altro parlamentare, Kamran Ghazanfari, ha definito Araghchi un "bugiardo", affermando: "Non puoi rilasciare nessuna maledetta dichiarazione sul nostro programma nucleare. E dato che nei negoziati hai oltrepassato i limiti fissati dalla Guida, qualsiasi accordo con gli Stati Uniti sarà illegittimo". Un altro parlamentare, Mohammad Raisi, ha sottolineato: "L'accordo sarà un fallimento per l'Iran e una vittoria per gli Stati Uniti. Deve essere firmato nel giorno del compleanno di Trump, l'assassino del nostro defunto leader Ali Khamenei".














