Chicago – Con la maglia del Grifone in un locale di Chicago, lei. Accanto lui che invece sfoggia quella della nazionale italiana, seppur da tre edizioni gli azzurri siano i grandi assenti. È così che la sanremese Gaia Tarsi assieme al marito Filippo Ceria stanno seguendo le prime partite dei Mondiali, vivendo dal vivo quell’atmosfera che qui – vuoi perché in gara non c’è l’Italia, vuoi per il fuso orario – purtroppo sta mancando. Oltreoceano, invece, l’entusiasmo è alle stelle, nonostante gli americani non siano dei grandi fan del calcio. “Come sport non è particolarmente considerato, ma qui in Illinois c’è una grandissima comunità di sudamericani e quindi ci sono tantissimi locali dove vedere tutti assieme le partite, si può prenotare un tavolo per un tot di tempo e guardarle mentre si mangia e si beve in compagnia, oppure anche semplicemente entrare e seguirle in piedi senza consumare nulla”, racconta Gaia, grande tifosa rossoblù e amante del calcio: in passato, quando ancora viveva a Genova, giocava nella squadra femminile della Superba. “Il bello è che in questi pub ci sono mega schermi ovunque, anche all’aperto nel patio, e c’è una gran cura nei dettagli. Sono tutti allestiti a tema mondiale, anche perché i Chicago Fire – la squadra principale di calcio – hanno firmato un contratto con Mc Donald’s che stanno sponsorizzando molto per rinnovare il loro stadio, per vendere il merchandising e per fare una bella campagna abbonamenti”. Chicago era in lizza per ospitare alcune delle partite che quest’anno si tengono tra Messico, Stati Uniti e Canada, ma poi nel 2018, l’allora sindaco Rahm Emanuel ritirò la candidatura dopo aver esaminato le condizioni imposte dalla Fifa. Secondo il sindaco, infatti, l’accordo avrebbe scaricato sulla città gran parte dei rischi economici e per questo decise di rinunciare. Ma lì sono state ospitate alcune amichevoli in vista dell’evento. “Noi abbiamo visto dal vivo Messico-Belgio ad aprile, è stato molto bello e soprattutto abbordabile, dato che un biglietto costava 70 dollari”. Proibitivo, invece, aggiudicarsi un posto per una qualsiasi partita del Mondiale. “Avevamo pensato di andare a Houston, ma i prezzi sono allucinanti. Anche per delle partite con squadre che non passeranno nemmeno il primo turno si parte da 250 dollari per i biglietti. Se uno vuole vedere un match tra squadre più di livello, parliamo di almeno 500-600 dollari. Poi bisogna aggiungere il volo e l’hotel e i prezzi sono raddoppiati: per un weekend si arriva a spendere più di 2000 dollari. O proviamo a trovare un’offerta last minute o rinunceremo”. Intanto, però, ci si gode il tifo assieme agli amici messicani e non solo. “Chicago è molto internazionale e anche i nostri colleghi spesso non appena sono in pausa pranzo si collegano per seguire le partite: ci sembra di essere in Italia per la grande attenzione che c’è per il calcio, cosa che normalmente è inusuale qui”. Non essendoci la nazionale, la coppia ammette di tifare altre due squadre: lui l’Argentina, dato che la mamma è originaria di Buenos Aires, mentre lei – dopo due anni di master in Francia – è rimasta legata a quelli che sono da sempre gli eterni rivali sul campo per l’Italia. Pur essendoci tutto il mondo rappresentato, dai brasiliani ai marocchini che lì nel patio si sono trovati fianco a fianco a seguire la partita terminata 1 a 1, sono pochi gli italiani che in questi mesi i due hanno incontrato. Ecco che quindi la maglia del Grifone ha destato qualche curiosità. “Solitamente quando la metto mi fermano sempre gli argentini, perché la riconoscono visto il legame che c’è tra il Boca e il Genoa: ero infatti indecisa se indossare quella o quella gialla e blu del club argentino, ma poi ho voluto portare con me i colori di casa”. Proprio a Chicago, la stella della nazionale irachena, Hussein, è stato interrogato per 7 ore in aeroporto dagli agenti dell'immigrazione dello scalo prima di riuscire a entrare nel paese e tra staff, arbitri e giocatori in tanti stanno riscontrando delle difficoltà nel varcare il confine, con un direttore di gara che è stato rispedito indietro in Turchia. “So che molti sono spaventati dalle interviste alla dogana, ma devo dire che gli europei se hanno tutte le carte in regola (ovvero Esta e passaporto) non hanno nessun problema a entrare, ricevono le solite domande standard, a meno che uno non abbia visitato almeno una volta uno dei paesi ‘banditi’ dagli Stati Uniti. Sono proprio le persone che arrivano dai paesi che sono in quella lista che subiscono dei controlli più approfonditi. Certo, ospitare in un paese con così tante restrizioni i Mondiali non so se sia stata una scelta oculata...”. E sulle polemiche per gli “Hydratation break”: “Noi non ce ne siamo nemmeno accorti, qui qualsiasi cosa guardi ogni 30 secondi c’è uno spot. Ad esempio su Youtube free ogni 5 minuti ci sono 59 secondi tassativi di pubblicità, fa parte della cultura americana.