Gli Ugv sono l’ultima frontiera della rivoluzione unmanned. La guerra in Ucraina accelera innovazione, produzione industriale e integrazione dell’IA, senza però rendere superfluo il ruolo dell’uomo. Intervista a Federico Borsari, non-resident fellow presso il programma di Transatlantic defense and security del Center for european policy analysis

Il campo di battaglia ucraino è diventato il laboratorio più avanzato del mondo per i sistemi senza pilota. Ma le lezioni che emergono da quel conflitto vanno ben oltre: riguardano la demografia, la capacità industriale, l’autonomia decisionale delle macchine e l’accesso militare a territori che fino a ieri erano semplicemente irraggiungibili. Formiche.net ha chiesto a Federico Borsari, non-resident fellow presso il programma di Transatlantic Defense and Security del Center for European Policy Analysis, quali prospettive ci siano in ambito unmanned riguardo a queste tematiche.

I droni di terra stanno emergendo come nuova frontiera della guerra unmanned. Dopo gli Uav e gli Usv, qual è il potenziale di crescita degli Unmanned Ground Vehicle nel conflitto in Ucraina e oltre?

Pensiamo a quanto avvenuto fino ad ora, e alla differenza tra i sistemi unmanned nel dominio aereo o navale, dove hanno avuto uno sviluppo esponenziale negli ultimi anni. Nel dominio navale questo sviluppo è stato, in termini comparativi, molto più veloce rispetto al dominio aereo, perché i droni aerei già esistevano da decenni in varie forme. Negli ultimi due o tre anni molta attenzione si è focalizzata sui sistemi Fpv, anche di piccole dimensioni, che stanno avendo un impatto esteso in Ucraina e ora anche altrove, ma il ciclo evolutivo è stato molto velocizzato dal conflitto. Sul dominio terrestre vale una considerazione analoga: anche lì negli ultimi due o tre anni i droni terrestri sono diventati sempre più importanti, ma prima l’uso era davvero limitato, magari a unità che sperimentavano per missioni di sminamento, oppure forze speciali che utilizzavano piccoli robot per la ricognizione all’interno di edifici. Ora il trend è completamente cambiato. Gli Ugv vengono utilizzati per sminamento e minamento, logistica, rifornimento di unità isolate lungo la linea del fronte, evacuazione dei feriti e dei morti, ricognizione e supporto di fuoco in settori dove è rischioso mandare personale. Ma restano delle limitazioni.