Con la pubblicazione del decreto le­gislativo 96/2026 (Gazzetta Ufficia­le 125 del 1° giugno), la trasparenza retributiva entra nel nostro tessuto produttivo: le norme sono in vigore da domenica 7 giugno, e dunque di fatto operative, con un meccani­smo che attribuisce ai lavoratori un nuovo diritto di accesso alle informa­zioni sui livelli retributivi medi prati­cati in azienda.

Il decreto attuativo della direttiva Ue 2023/970 introduce, infatti, un dirit­to di informazione che potrà essere esercitato direttamente dai dipen­denti, anche tramite rappresentanti sindacali o consiglieri di parità, per ottenere dati sulle retribuzioni me­die, ripartite per sesso, delle catego­rie di lavoratori che svolgono lo stes­so lavoro o un lavoro di pari valore.

Gli obblighi previsti dalla direttiva Ue e dal decreto attuativo si articolano in due direzioni: O da un lato il diritto individuale di informazione sopra ci­tato; O dall’altro gli obblighi periodici di reporting sulla disparità salariale.

Il diritto di informazione

Il primo obbligo riguarda, in linea ge­nerale, tutti i datori di lavoro destina­tari della disciplina sulla trasparenza salariale.