La Cassazione ha stabilito che non esiste una scadenza di tre anni per fare ricorso contro il rifiuto dell’Inps al riscatto della laurea per la pensione. I lavoratori possono quindi contestare la decisione dell’istituto in qualsiasi momento, senza il rischio di perdere il diritto di difendere i propri anni di studio.
Il quadro delle regole previdenziali si arricchisce di un chiarimento pratico che tutela i lavoratori interessati a consolidare la propria posizione contributiva. Con l'ordinanza n. 7834 del 31 marzo 2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di impugnare il no dell'Inps a una domanda di riscatto della laurea non è soggetto al limite di tempo dei tre anni.
A differenza di quanto accade per le normali cause legate al pagamento delle pensioni, i cittadini che vogliono far valere gli anni di studio universitario non devono sottostare a scadenze temporali stringenti per presentare un ricorso in tribunale. La pronuncia definisce in modo netto i confini dell'azione dei lavoratori, respingendo la tesi più restrittiva sostenuta finora dall'istituto di previdenza. Cos'è il riscatto della laurea e come funzionano le agevolazioni sulle tasse Il riscatto del corso legale di studi universitari è uno strumento che permette di coprire i periodi privi di versamenti, consentendo sia di anticipare il momento del pensionamento sia di aumentare il valore finale dell'assegno. Si tratta di un'operazione che si differenzia in modo sostanziale dai contributi figurativi, che sono gratuiti e a carico dello Stato. Nel caso del riscatto, la spesa economica ricade completamente sul lavoratore, che sceglie di pagare per coprire gli anni in cui non ha potuto lavorare proprio perché impegnato nell'università.






