Un team della Harvard Medical School ha messo a punto un modello predittivo che utilizza i cambiamenti nell’espressione genica per misurare l’età biologica e prevedere la longevità.
Il nuovo algoritmo sviluppato dalla Harvard Medical School analizza i cambiamenti nell’espressione genica per stimare l’età biologica e la durata della vita.
L’attività dei nostri geni non racconta solo chi siamo, ma anche come stiamo invecchiando. Ed è proprio partendo dall’espressione genica che un team di ricercatori della Harvard Medical School ha individuato le firme molecolari dell’invecchiamento, sviluppando un algoritmo in grado di stimare l’età biologica e prevedere la longevità. Il modello, definito un “orologio trascrittomico” dai ricercatori, si distingue dal celebre orologio epigenetico di Horvath perché non misura i livelli di metilazione del DNA, ma analizza le variazioni nella trascrizione dei geni.
La nuova metodologia sviluppata ad Harvard prende in esame il trascrittoma, ossia l’insieme delle molecole di RNA prodotte dai geni, per valutare lo stato biologico di cellule e tessuti. Analizzando oltre 11.000 profili molecolari provenienti da esseri umani, topi e macachi, i ricercatori hanno identificato firme comuni dell'invecchiamento e della mortalità condivise tra diverse specie. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature. “Abbiamo scoperto che la maggior parte dei tipi cellulari condivide cambiamenti molecolari legati all'età, nonostante origini e funzioni molto diverse, dalle cellule immunitarie e staminali a quelle epatiche e muscolari” ha spiegato il dottor Alexander Tyshkovskiy, ricercatore presso la Divisione di Genetica del Dipartimento di Medicina della Harvard Medical School e primo autore dello studio. “Gli stessi biomarcatori si sono rivelati predittivi della sopravvivenza negli esseri umani e sensibili alle malattie croniche e agli interventi che influenzano la durata della vita, come la restrizione calorica nei topi. Anche lo stress cellulare indotto in laboratorio ha prodotto cambiamenti simili associati alla mortalità, collegando il danno cellulare all'invecchiamento dei tessuti e dell'organismo”.







