Il credito riparte, ma non arriva dove servirebbe di più. È il paradosso fotografato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che descrive una Calabria divisa in due: da una parte le imprese più strutturate, quelle con oltre 20 dipendenti, che registrano una crescita dei finanziamenti; dall’altra le realtà più piccole, spesso più fragili e più esposte alle oscillazioni del mercato, che continuano invece a fare i conti con una stretta bancaria. Il risultato è un’economia che rischia di procedere a velocità diverse. La stessa Cgia avverte che il credito “continua a non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno” e che il rischio è quello di alimentare “un’economia a due velocità, nella quale i piccoli restano sempre più ai margini”.

La Calabria in controtendenza: prestiti in aumento del 5%

Nel quadro nazionale, segnato anche da flessioni evidenti nell’erogazione del credito alle imprese in diverse aree del Centro-Nord, la Calabria mostra un dato in controtendenza per le aziende più grandi. Tra il 2025 e il 2026, i cosiddetti impieghi vivi, cioè i finanziamenti concessi e regolarmente pagati, sono passati in Calabria da 5,2 miliardi a 5,5 miliardi di euro. La crescita complessiva è pari al 5%, con un aumento di 264,2 milioni di euro. Numeri positivi, dunque, ma da leggere dentro una dimensione economica ancora contenuta rispetto alle grandi regioni del Nord. In Veneto, ad esempio, gli impieghi si attestano intorno ai 62 miliardi, mentre in Lombardia arrivano a circa 195 miliardi.