Già nel XVI secolo esisteva un documentato mercato delle scommesse sui conclavi per l’elezione del Papa. Nello stesso periodo abbiamo traccia di un fiorente mercato sull’esito delle elezioni del doge di Venezia. Queste scommesse divennero poi un reato punito con la scomunica a causa della diffusa presenza di insider trader.
Cinque secoli dopo, a ridosso delle elezioni presidenziali americane, Donald Trump pubblicò su Truth Social le quote che lo davano vincitore su Polymarket. Scoppiò immediatamente la polemica. Il dubbio era che dietro quei risultati vi fossero operatori disposti a scommettere cifre enormi al fine di influenzare la percezione dell’esito elettorale. La questione apparve ancor più controversa per i legami esistenti tra il mondo trumpiano e il settore: il figlio del presidente, Donald Trump Jr., è un importante investitore in Polymarket e consigliere di Kalshi.
I prediction markets
L’episodio ebbe tuttavia il merito di portare alla ribalta i cosiddetti prediction markets, già in piena fase di espansione grazie a un parziale allentamento della normativa americana. Nel 2026 le scommesse effettuate dovrebbero quadruplicare rispetto all’anno precedente e raggiungere, secondo la società d’investimento Bernstein, un volume di circa mille miliardi di dollari entro il 2030. I due principali operatori del settore, Kalshi e Polymarket, non ancora quotati in Borsa, sono valutati rispettivamente intorno a 22 e 14 miliardi di dollari.









