Marco Furfaro (PD) denuncia l’approvazione di un ordine del giorno di Fratelli d’Italia che cambierebbe le regole sugli arretrati di lavoro. La proposta farebbe scattare i cinque anni di prescrizione per chiedere stipendi e straordinari non pagati mentre si è ancora assunti, esponendo i dipendenti al rischio di ritorsioni.

Un post pubblicato su Facebook riapre lo scontro politico sul faticoso terreno dei diritti dei lavoratori. Secondo quanto denunciato via social da Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico, alla Camera sarebbe infatti scoppiato un nuovo caso subito dopo il voto di fiducia sul decreto Lavoro. Al centro della segnalazione del parlamentare dem c'è l'approvazione di un ordine del giorno (Odg) presentato da Fratelli d’Italia, che impegnerebbe il governo a rivedere le regole sulla prescrizione dei crediti da lavoro. Una mossa che Furfaro ha definito, senza mezzi termini, un "assalto indecente ai diritti di lavoratori e lavoratrici", accostando la vicenda al già contestato "emendamento Pogliese".

Di cosa si tratta e cosa cambierebbe Per comprendere la portata della denuncia e il motivo di tanto calore politico, è necessario spiegare un meccanismo legale fondamentale che tutela chi lavora. Il tema riguarda i crediti da lavoro, ossia i soldi che l'azienda deve al dipendente (stipendi arretrati, straordinari non pagati, TFR o scatti di livello). Oggi la legge prevede che un lavoratore abbia 5 anni di tempo per reclamare i propri soldi. La cosa fondamentale è che questo "orologio" dei 5 anni inizia a correre solo dopo la fine del rapporto di lavoro (per licenziamento o dimissioni). La legge ragiona così per proteggere il dipendente: finché sei in azienda, potresti avere paura di fare causa al capo per il timore di essere licenziato o subire ritorsioni. La proposta di Fratelli d’Italia chiederebbe invece di far partire la prescrizione dei 5 anni "in costanza di rapporto", ovvero mentre il lavoratore è ancora regolarmente in servizio. Se questo principio diventasse legge, il dipendente sarebbe costretto a fare causa al proprio datore di lavoro mentre continua a lavorare per lui, pena la perdita definitiva dei soldi spettanti allo scadere dei cinque anni.