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Perquisita la casa dove vivevano i migranti barbaramente uccisi sulla statale jonica cosentina. I detective della Polizia, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno perlustrato l’abitazione al civico 18 di via Gramsci nel centro storico di Villapiana, qualche traversa prima del Municipio. In quella casa a due piani, al pianterreno vivevano i presunti caporali pachistani arrestati Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, e al piano superiore almeno sei braccianti agricoli tra cui le quattro vittime, l’unico sopravvissuto Mohammad Taj Alamyar, afghano di 35 anni, e Azrat Helal Armani, 27enne anche lui afghano, che per motivi di salute non era andato a lavorare il giorno della sciagura.
Verosimilmente quella misera dimora – che ancora adesso custodisce i pochi indumenti e effetti personali degli sfortunati cittadini asiatici – ha qualcosa da “raccontare” agli inquirenti, che non escludono ulteriori novità nelle indagini.
Intanto l’Imam e punto di riferimento della comunità islamica di Trebisacce, Zahr Rahal, ha organizzato una preghiera in ricordo di Amin Fazal Khojani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Safi Iayjad, 27 anni, tutti afghani, e Waseem Khan, pakistano di 29 anni, bruciati nella loro auto mentre andavano a lavorare nei campi a Scanzano Jonico. La comunità islamica della moschea Al-Noor di Trebisacce nell’adunanza ha ricordato i quattro fratelli deceduti nel tremendo rogo appiccato alla Fiat Ulysse nella stazione di servizio IP sulla 106.






