FONTANIVA (PADOVA) - Il 30 settembre Moreno Violetto sarà di fronte alla Corte d'Assise di Padova per aver ucciso con un solo colpo di pistola (mai trovata) il vicino di casa e rivale Fatos Cenaj, 59 anni, albanese, agente carcerario in patria, e da due anni a Fontaniva per raggiungere la moglie e la figlia. Omicidio volontario, l'imputazione. Un'accusa aggravata dalla premeditazione (per aver acquistato su Amazon i componenti per costruirsi un'arma rudimentale e tutti i vestiti e il nastro adesivo con i quali camuffarsi e camuffare la sua bicicletta) e dai futili motivi: tutto porta, infatti, a un astio legato a questioni di vicinato e a una forte discussione avuta tra vittima e assassino qualche giorno prima dell'omicidio, alle 8 di mattina di domenica 8 giugno 2025, quando Cenaj era stato colpito da un proiettile sparato a bruciapelo in via Casoni Basse mentre in sella al proprio triciclo, andava a lavoro in una fattoria didattica non distante da casa sua. Morirà due giorni dopo in ospedale a Padova.
Il decreto La svolta, nell'iter processuale, è arrivata questa settimana, dopo l'interrogatorio che Moreno Violetto aveva avuto in carcere con il sostituto procuratore Maria Ignazia D'Arpa nel corso del quale assistito dal suo avvocato, il penalista Stefano Marrone del foro di Venezia, aveva ammesso alcuni dettagli sugli screzi tra lui e la famiglia dell'ex guardia carceraria ma era rimasto vago nella ricostruzione dei fatti di quella mattina del giugno di un anno fa. Dopo l'interrogatorio il pm ha quindi firmato un decreto di giudizio immediato, che permette di scavalcare il livello intermedio dell'udienza preliminare. La richiesta è stata ritenuta ammissibile e fondata dal giudice per le indagini preliminari Vincenzo Santoro, il quale ha quindi fissato la prima udienza di fronte alla Corte d'Assise alle 9 del 30 settembre.L'indagine Violetto era stato arrestato a metà dicembre dopo che tutte le prove raccolte avevano portato a lui. Lui che, comunque, aveva anche tentato di depistare le indagini fornendo un falso alibi: i carabinieri hanno dimostrato che il 45enne aveva manomesso gli orari della telecamera di videosorveglianza privata della propria abitazione come a dire che quando era stato esploso il colpo in via Casoni Basse, lui era in casa e sarebbe uscito (come mostrano le immagini) solo alcune ore dopo. A tradirlo erano state le riprese delle varie telecamere di sicurezza della zona che avevano inquadrato un ciclista dall'abbigliamento inconsueto percorrere le stesse strade di Cenaj, incrociandolo più volte. Il ciclista misterioso indossava casco, occhiali scuri, una maschera-respiratore e aveva le braccia tempestate di tatuaggi, che in realtà erano manicotti di calzamaglia indossati sulla pelle. I militari hanno scoperto che ogni indumento indossato era in vendita su Amazon ed era stato comprato da Violetto in primavera. L'accelerata decisiva è arrivata a luglio quando durante una perquisizione in un capannone nel retro della casa del 45enne sono stati trovati una bicicletta simile a quella immortalata dalle telecamere, il materiale per camuffarne la livrea, i vestiti indossati dal ciclista misterioso (pantaloni, scarpe, casco e maschera), pezzi per costruirsi in modo artigianale delle armi e delle ogive rudimentali, alcune delle quali incastonate in un piano nel garage.






