PADOVA - Sabato mattina alle 8 una decina di carabinieri del Nucleo investigativo e del Reparto operativo della Compagnia di Padova, insieme a dei colleghi del gruppo cinofilo e del Ris di Parma, gran parte di loro in borghese, hanno suonato in via del Bosso a Fontaniva, Alta Padovana, a casa di Moreno Violetto, operaio di 45 anni. In mano avevano l’ordinanza con la quale il giudice per le indagini preliminari di Padova, Domenica Gambardella, ne ordinava l’arresto accusandolo di essere l’uomo che la mattina dell’8 giugno ha freddato il suo vicino di casa Fatos Cenaj, 59 anni, albanese, agente di polizia penitenziaria in pensione, ucciso con un unico colpo alla testa sparato da una distanza di pochi centimetri mentre lui stava raggiungendo, in sella al suo triciclo, il maneggio nel quale dava una mano.

Cenaj era stato trovato agonizzante da due guardiapesca del Brenta che avevano pensato a un investimento. Poi in ospedale la Tac aveva rivelato i fori d’entrata e di uscita del proiettile: una ferita alla testa per cui sarebbe morto due giorni dopo. Omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione, l’imputazione con la quale Violetto si presenterà stamattina in tribunale in occasione dell’interrogatorio di garanzia, perché nell’architettura sostenuta dal gip l’operaio aveva pensato da mesi di uccidere il 59enne. E lo aveva progettato spinto da semplici liti di vicinato: l’abbaiare di un cane o il posizionamento di una fioriera in giardino.