FONTANIVA (PADOVA) - Non aveva mai parlato. O almeno, aveva parlato quando era stato interrogato nelle ore successive ai fatti, così come i tanti vicini e conoscenti di Fatos Cenaj. Ma da quando è stato arrestato, a dicembre, con l’accusa di essere il killer del 59enne albanese, ex guardia carceraria nel suo Paese, Moreno Violetto si era chiuso in un riserbo totale con gli inquirenti. Il silenzio lo ha rotto la scorsa settimana quando per cinque ore ha parlato di fronte al sostituto procuratore Maria Ignazia D’Arpa e ai carabinieri che stanno conducendo le indagini. E di fronte a loro, assistito dall’avvocato penalista Stefano Marrone, Moreno Violetto – se proprio non ha dato una confessione vera e propria – ha fatto le prime ammissioni sull’omicidio di Fatos Cenaj, ucciso da un proiettile sparato a bruciapelo in via Casoni Basse a Fontaniva, la mattina di domenica 8 giugno 2025, mentre in sella al proprio triciclo andava a lavoro in una fattoria didattica non distante da casa sua.

I temi Nel proprio racconto, intervallato da molti «non ricordo», Violetto, 45 anni, vicino di casa dell’ex poliziotto, ha ammesso che quella mattina era uscito di casa per fare un giro in bicicletta e di aver percorso le strade nelle quale era stato anche ripreso. Ha poi detto di aver acquistato su Amazon le calzemaglia con i tatuaggi e tutti i vestiti indossati durante il proprio giro sulla due ruote (e con i quali era stato anche ripreso dalle telecamere di sicurezza della zona) e di aver comperato – sempre sul portale di ecommerce più noto al mondo – i pezzi per costruire un’arma rudimentale. Tra i «sì» pronunciati dal 45enne rispondendo alle domande del magistrato e dei carabinieri, anche quello che gli inquirenti legano al movente del delitto, ovvero le frizioni tra lui e Fatos Cenaj. Il presunto assassino – sul quale pesano le aggravanti della premeditazione dei futili motivi – ha ammesso come da tempo lui fosse in lotta con la famiglia di Cenaj per questioni di vicinato: si va dall’abbaiare dei cani alle fioriere posizionate in un determinato modo che poteva dare fastidio. Pochi, invece, i ricordi sui fatti di via Casoni Basse sui quali si sta ancora indagando alla ricerca dell’arma con la quale Violetto avrebbe esploso il colpo e che non è ancora stata trovata.Il falso alibi Violetto, vicino di casa dell’ex poliziotto era stato arrestato a metà dicembre dopo che tutte le prove raccolte avevano portato a lui. Lui che, comunque, aveva anche tentato di depistare le indagini fornendo un falso alibi: i carabinieri hanno dimostrato che il 45enne aveva manomesso gli orari della telecamera di videosorveglianza privata della propria abitazione come a dire che quando era stato esploso il colpo in via Casoni Basse, lui era in casa e sarebbe uscito (come mostrano le immagini) solo alcune ore dopo. L’indagine A tradirlo erano state le riprese delle varie telecamere di sicurezza della zona che avevano inquadrato un ciclista dall’abbigliamento inconsueto percorrere le stesse strade di Cenaj, incrociandolo più volte. Il ciclista misterioso indossava casco, occhiali scuri, una maschera-respiratore e aveva le braccia tempestate di tatuaggi, che in realtà erano manicotti di calzamaglia indossati sulla pelle. I militari hanno scoperto che ogni indumento indossato era in vendita su Amazon ed era stato comprato da Violetto in primavera. L’accelerata decisiva è arrivata a luglio quando durante una perquisizione in un capannone nel retro della casa del 45enne sono stati trovati una bicicletta simile a quella immortalata dalle telecamere, il materiale per camuffarne la livrea, i vestiti indossati dal ciclista misterioso (pantaloni, scarpe, casco e maschera), pezzi per costruirsi in modo artigianale delle armi e delle ogive rudimentali, alcune delle quali incastonate in un piano nel garage. Mentre un altro proiettile è stato trovato nelle scorse settimane in un bidone a casa di Violetto. Fatos Cenaj, il vicino di casa arrestato per l'omicidio. Il 45enne tradito da videosorveglianza, bici e acquisti su Amazon. Domani l'interrogatorio