Un'intercettazione nel ristorante dell'imprenditore a Monteverde riporta un colloquio in cui si parla della "mente" della bomba di Campo Ascolano

La Verità oggi pubblica un’intercettazione che risale al 5 luglio, ovvero dopo la perquisizione di Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci a Campo Ascolano. Si tratta di una conversazione captata da una miscrospia all’interno del Cefalù Bistrò in viale dei Quattro Venti, che si svolge poco dopo le 22. Al tavolo con lui c’è l’imprenditore Giovanni Bracale. E nell’occasione Lavitola parla di un secondo mandante della bomba: «La piramide sarebbe questa… i mandanti arrestati, Gomes il mediatore e io la mente e a fianco a me, io ho detto, eh eh e ci sarebbe anche un’altra persona e quindi avrei un capo? “No, no lei non è uno che aveva un capo, è uno a fianco a lei”. Ah bene, mi fa piacere quindi sono un po’ mente».

L’intercettazione di Lavitola

Lavitola dice che questa frase gliel’ha detta il colonnello Dario Ferrara, l’ufficiale dei carabinieri che coordina le indagini sull’attentato. Ma nulla dice a proposito della persona che sarebbe «a fianco» della «mente». Insiste però sulla mancanza di un movente. Racconta di aver provocatoriamente sfidato il comandante: «Io lo confesso, dico sì, ho fatto l’attentato a Ranucci». Poi arriva la risposta che, secondo il suo racconto, avrebbe ricevuto: «Per fargli del bene». E Lavitola dice di aver replicato così: «Cazzo mi ha fottuto, gli ho detto “gli ho dato la mia parola d’onore, se vuole glielo firmo realmente”, lo gliel’avrei firmato, per fortuna quello non mi ha creduto, pensava che era una battuta. Se quello mi pigliava in parola, mi diceva qua “firma, firma”, avrei firmato».