VENEZIA - Rapine violente, estorsioni tentate e compiute, minacce, ricatti, violenza fisica ai turisti giapponesi hanno portato a tre arresti (un quarto soggetto è ricercato e un quinto, minorenne, è solo indagato) e decine di denunce in un’operazione della squadra Mobile di Venezia, diretta da Eugenio Masino e coordinata dalla procura lagunare, nei confronti di “porter”, ovvero i portabagagli, che agiscono intorno al ponte di Calatrava e davanti alla stazione di Santa Lucia. Intimidatori, violenti, seriali e con particolare accanimento nei confronti degli anziani, delle donne e dei turisti in arrivo dall’Asia orientale, i porter abusivi, quasi tutti provenienti dall’Est Europa, si spacciano per portabagagli regolari. Adescando, minacciando e, infine, truffando i turisti in uscita dalla stazione di Venezia. In tre – tutti cittadini romeni – sono stati arrestati e portati al carcere di Santa Maria Maggiore con l’accusa di tentata estorsione, estorsione e rapina aggravate. Un quarto è ricercato.
L’INDAGINE L’indagine (che è composta da due diversi fascicoli depositati in procura) è stata portata avanti dalla squadra Mobile lagunare, dal commissariato di San Marco e dalla polizia ferroviaria, e ha consentito di arrestare tre dei responsabili. Le prime misure cautelari sono state emesse nei confronti di due cittadini romeni che a gennaio, a bordo di un treno, hanno messo a segno una rapina contro una coppia di turisti che viaggiava in direzione Firenze. I due malviventi - che indossavano un finto badge - erano riusciti a strappare il portafoglio di mano alla donna e poi avevano aggredito il marito. Uno dei due è stato arrestato dalla polizia ferroviaria nei giorni scorsi e, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’altro, un ragazzo di 24 anni, è ancora ricercato. Il fascicolo è in mano al pubblico ministero Giorgio Gava, il provvedimento è stato firmato dal giudice per le indagini preliminari Alberto Scaramuzza. Il nome del giovane latitante compare anche nel secondo fascicolo, quello in mano al pm Rossella Torrusio e alla presidente della sezione Gip, Domenica Gambardella. I fatti contestati in questo secondo caso sono tre: una tentata estorsione e un’estorsione commesse nei confronti di due turisti israeliani il 21 febbraio; una rapina verso un turista giapponese solo due giorni più tardi; infine una tentata estorsione e una rapina nei confronti di altri due giapponesi un mese più tardi, il 10 marzo. I responsabili, arrestati dalla squadra mobile, sono un uomo di 54 e un giovane di 26 anni. I due saranno ascoltati lunedì durante l’interrogatorio di garanzia. Tutti sono seguiti dai legali Damiano Danesin e Francesco Stefano Bonin. Sarebbe coinvolta anche una quinta persona: un minorenne, per ora solo indagato. CONTROLLI L’operazione si inserisce in un quadro più ampio di controlli e misure emesse dalle forze di polizia nei confronti dei facchini, spesso denunciati per estorsione, ricettazione, furto, resistenza a pubblico ufficiale, violazione dei fogli di via e dei divieti di accesso alle aree urbane emessi dal questore. Gli stessi destinatari delle recenti misure erano già stati denunciati dalla polizia locale per estorsioni e lesioni aggravate. I loro giacigli di fortuna, a Marghera, erano stati più volte sgomberati. IL METODO I luoghi di adescamento sono due: il ponte di Calatrava e il ponte degli Scalzi. Appostati già alle prime ore del giorno, i facchini irregolari osservano il passaggio dei turisti, cercando potenziali clienti. Le “prede” predilette sono asiatici, donne sole o anziani. Le modalità sono due. In alcuni casi i finti portabagagli offrono aiuto ai potenziali clienti. In altri, la valigia viene quasi strappata di mano ai proprietari che, esasperati, sono costretti ad accettare il servizio non richiesto e dal prezzo tutt’altro che trasparente. Portato il bagaglio fino al luogo desiderato, i truffatori pretendono più soldi di quelli concordati. Le richieste si aggirano intorno ai 50 euro per pochi metri di tragitto. Se i turisti tentano di imporsi, ecco che scatta l’aggressione.








