Inizierà domani alle 17 la marcia a tappe forzate della maggioranza in commissione Affari costituzionali della Camera per approvare la riforma elettorale, così da portarla in aula venerdì 26 giugno, o al più lunedì 29, solennità di San Pietro e Paolo. In questa corsa vengono infatti travolte domeniche e feste comandate, visto che sono previste convocazioni della commissione anche in quei giorni, e anche in seduta notturna.
LE OPPOSIZIONI PUNTANO su emendamenti ostruzionistici, tranelli parlamentari e argomentazioni, come il tema delle preferenze, per mettere in difficoltà il centrodestra; che però è deciso a non farsi fermare e a portare il testo in aula anche senza mandato al relatore, vale a dire senza che la commissione abbia concluso il voto dei 771 emendamenti. Anche perché probabilmente sarà solo in aula, ai primi di luglio, quando si giocherà la vera partita a suon di voti a scrutinio segreto.
Domani vi sarà il primo passaggio procedurale. Il presidente della commissione, Nazario Pagano (Fi), annuncerà gli eventuali emendamenti inammissibili per estraneità di materia (dopo quella seduta verranno pubblicati sul sito della Camera tutte le proposte). Il giorno seguente alle 11, dopo l’annuncio dell’accoglimento o meno dei ricorsi sulle inammissibilità, vi sarà una seduta di illustrazione del complesso delle proposte di modifica. Ma già la sera alle 20, nella prima seduta notturna, si inizierà a votare. E non occorrerà attendere molto per entrare nel vivo della battaglia. Infatti il primo dei quattro emendamenti presentati dai capigruppo del centrodestra in commissione è il 13mo in ordine di votazione (quello sul Trentino Alto Adige), mentre il successivo è il primo a proporre le preferenze (secondo la bozza non corretta del fascicolo degli emendamenti che il manifesto ha visionato). Si tratta di un emendamento di Azione, mentre altri analoghi sono stati presentati da Futuro Nazionale, da Lorenzo Cesa (Udc) e da Luigi Marattin (PdL), ma collocati in un ordine di votazione successivo.








