I Cappello tre anni fa avrebbero potuto guadagnare trenta milioni di euro con uno sforzo minimo. La missione - sollecitata dal calabrese Antonio Scarfò - era quella di recuperare 2 tonnellate di cocaina purissima lasciata in mare, al largo dalle coste Catanesi. La “nave madre” aveva lasciato il carico con dei galleggianti luminosi in modo da poter essere localizzato. A marzo 2023 è partita una vera e propria caccia al tesoro da Siracusa fino a Taormina, passando da Capo Mulini, Aci Trezza e Ognina. I protagonisti sono i cappelloti finiti in manette venerdì nell’ambito del blitz “Abisso” del Gico della guardia di finanza. Il più attivo è Ninuzzo Vasta (più un avvicinato del clan catanese che un affiliato) che dialoga con personaggi storici dei Cappello, come Orazio Finocchiaro e Agatino Litrico. Vasta è disposto a pagare anche profumatamente l’aiuto nelle ricerche in mare («Una bella ricompensa, un milione») ma nemmeno il coinvolgimento di marinai riesce a far centrare l’obiettivo. Alla fine i primi ad arrivare al carico sono stati i finanzieri.

Vasta si è letteralmente mangiato le mani per non essere riuscito a recuperare la cocaina. «Peppe ... solo a me... sulla tomba di mia mamma ...quanto voglio bene a te ... sulla tomba di tuo fratello... mi sarei mangiato la vita ... ti avrei fatto arricchire anche a te ... io per questo ho pianto ..(inc.le)... trenta milioni di euro avrei guadagnato ... per questo piango ... non mi interessano le persone ... io è un mese che piango!... solo il Signore sa cosa ho dentro!»