L'ultima volta erano lì di diritto: nella prima edizione araba dei Mondiali, era stato il Qatar a ricevere l'investitura per essere nazione ospitante. Questa volta, invece, i granata si sono qualificati sul campo alla Coppa del Mondo 2026, certificando la solidità di un percorso che, negli ultimi sette anni, risulta evidente.
Vincitrice della Coppa d'Asia sia nel 2019 sia nel 2023, battendo in un caso il Giappone e nell'altro la Giordania, la nazionale di Doha si è ritagliata un ruolo di leadership nel calcio della regione.
Alla guida il basco Lopetegui
Ultimo di una lunga serie di iberici (spagnoli ma anche portoghesi come Queiroz) sulla panchina qatariota, Julen Lopetegui è arrivato in corsa per risollevare le sorti di una squadra che aveva già fallito le sue chances di accesso diretto al mondiale americano. Il navigato allenatore basco, con una lunga trafila dalle giovanili nella nazionale spagnola e una breve comparsa alla guida del Real, l'ha spuntata nel gironcino a tre di qualificazione con Oman (pareggio senza reti) e Emirati Arabi Uniti, battuti 2-1 nel match decisivo. Le reti sono state dei due centrali difensivi, il capitano di origine algerina Boualem Khoukhi e il portoghese naturalizzato Pedro Miguel. Entrambi serviti dall'ala sinistra Akram Afif, nativo invece di Doha e in forza all'Al-Sadd: l'uomo che era stato l'eroe della finale di Coppa d'Asia vinta con la Giordania, confezionando una tripletta arrivata tutta su calci di rigore e vincendo la guerra psicologica contro il portiere avversario, in una sfida a tu per tu proposta e riproposta.









