"Sappiamo che quando dal sorteggio esce il Qatar, le altre squadre sono felici, ma questo non dovrebbe infastidirci. Devono comunque batterci. Per il Paese la sola presenza qui è qualcosa di unico, ma andarci solo per il gusto di andarci è stupido. Andiamo ai Mondiali per competere. i siamo guadagnati il diritto di provarci". Julen Lopetegui arriva alla Coppa del mondo con la fame di chi se l'è vista sfuggire di mano. Nel 1994 c'era, ma da terzo portiere della Spagna, senza mai la possibilità di scendere in campo.
Nel 2018, poi, uno dei ribaltoni più rocamboleschi della storia. Il tecnico basco arrivava in Russia sulle ali di due anni da imbattuto sulla panchina della 'Roja', che era impossibile non pronosticare tra le favorite della competizione. Il giorno prima dell'inizio del torneo, invece, un fulmine a ciel sereno: il presidente della federazione spagnola, Luis Rubiales, caduto di recente in disgrazia per altre vicende, lo esonerò senza appello dopo che aveva accettato di allenare il Real dopo il Mondiale.
Lopetegui se ne tornò in aereo a Madrid da solo, nel "giorno più triste della sua vita", e anche la squadra che aveva costruito - senza di lui - si sciolse come neve al sole negli ottavi, non riuscendo a superare i padroni di casa che vinsero ai rigori.












