RABAT – Tra le colline che si affacciano sull’Atlantico, nel Sud-Ovest del Marocco, cresce un albero che sembra sfidare ogni legge della natura. Le sue radici penetrano in profondità nel terreno arido, resistendo a lunghi periodi di siccità e trattenendo il suolo dall’avanzata del deserto. È l’Argania spinosa, conosciuta semplicemente come argan, una specie endemica del Marocco riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale e considerata dagli abitanti della regione un vero e proprio “albero della provvidenza”. Da Essaouira ad Agadir, le cooperative femminili dell’argan rappresentano uno degli esempi più significativi di economia solidale del Nord Africa. Dietro il successo internazionale di questo “oro liquido”, però, emergono oggi le sfide della siccità, della speculazione e della crescente industrializzazione del settore.
Un sapere femminile tramandato da generazioni. Le donne delle aree rurali raccolgono i frutti, li essiccano, ne eliminano la polpa e rompono manualmente le durissime noci che custodiscono i semi. Per ottenere un litro di olio servono circa tre chilogrammi di noccioli e un’intera giornata di lavoro. Un sapere tramandato da generazioni che, dagli anni Novanta, è diventato anche uno strumento di emancipazione economica. Con la nascita della prima cooperativa femminile nel 1996, migliaia di donne berbere hanno potuto accedere a un reddito autonomo, alla formazione e a una maggiore partecipazione alla vita economica locale. Oggi centinaia di cooperative operano nel Paese. Nella cooperativa Marjana di Essaouira, ad esempio, Mariem racconta che “l’argan è l’albero della vita perché dà lavoro alle donne”. Per molte di loro il reddito ottenuto ha significato la possibilità di acquistare una casa, installare l’elettricità o contribuire all’istruzione dei figli. Le cooperative sono diventate anche luoghi di socializzazione e solidarietà.







