MILANO – Costruire una rete capace di accompagnare i figli delle persone detenute dentro e fuori dal carcere, superando la frammentazione degli interventi e mettendo al centro il diritto alla relazione familiare. È stato questo il messaggio emerso dalla XVIII Conferenza Internazionale di COPE (Children of Prisoners Europe), promossa da Bambini Senza Sbarre ETS e ospitata il 12 giugno nella Sala Alessi di Palazzo Marino.

Una conferenza internazionale. L'evento ha riunito decine di organizzazioni provenienti da oltre trenta Paesi, operatori del settore, rappresentanti della società civile, ONG italiane ed europee e istituzioni impegnate nella tutela dei diritti dei minori. Ad aprire i lavori sono state Kate Philbrick, presidente di COPE, e Lia Sacerdote, presidente di Bambini Senza Sbarre. Tra gli interventi più attesi quelli di Louise Riondel del Consiglio d'Europa, della studiosa americana Julie Poehlmann dell'Università del Wisconsin-Madison e di Carla Ciavarella, vicepresidente del Comitato di Cooperazione Penologica del Consiglio d'Europa.

Approccio olistico come punto di arrivo. Al centro della giornata il tema della costruzione di "ecosistemi olistici" per i bambini con un genitore in carcere. Un approccio che, come spiegato da Lia Sacerdote, punta a superare la separazione tra le diverse competenze coinvolte. «Il tema centrale è quello del sistema olistico: non si devono separare le varie specializzazioni», ha sottolineato la Presidente di Bambini Senza Sbarre, evidenziando l'importanza di una collaborazione stabile tra tribunali, istituzioni, operatori penitenziari, scuole, associazioni e territorio.