Per anni l’Europa ha sottovalutato il valore strategico dell’America Latina, lasciando spazio all’avanzata di altri attori globali come la Cina. Il rilancio dell’accordo Ue-Mercosur offre ora l’opportunità di recuperare un rapporto fondato su radici culturali, istituzionali e politiche condivise. L’analisi di Constanza Mazzina, direttrice del corso in Scienze politiche presso Ucema (Argentina), e Lorenzo Tordelli, esperto America Latina e cooperazione europea

Il rinvio sistematico dell’accordo tra l’Unione europea e il Mercosur non ha rappresentato soltanto un’opportunità commerciale rimandata: ha rivelato uno dei maggiori fraintendimenti strategici dell’Europa nel secondo Dopoguerra. Per troppo tempo, l’America Latina è stata trattata come una periferia, un serbatoio di materie prime da negoziare con approcci burocratici e pretese asimmetriche, alimentando l’illusione che la regione avrebbe atteso pazientemente nei corridoi diplomatici europei. Questo atteggiamento, protrattosi per decenni, ha trascurato un patrimonio di civiltà condiviso e ha indebolito una relazione storica di amicizia e influenza culturale.

Diversamente da altre aree del mondo, dove la distanza culturale e le fratture storiche rendono complesse le relazioni internazionali, il legame tra Europa e America Latina poggia su radici e valori comuni. Voltando le spalle al Mercosur, l’Europa non ignorava un attore remoto: stava sottovalutando la propria estensione culturale e istituzionale nell’emisfero occidentale. Le istituzioni, la tradizione giuridica, l’organizzazione universitaria e la concezione stessa di cittadino in molte città latinoamericane non sono importazioni estranee, ma capitoli condivisi di una medesima storia intellettuale. I valori che oggi l’Europa promuove globalmente, Stato di diritto, democrazia rappresentativa, libertà individuali, hanno già un terreno naturale in America Latina.