Dall’intuizione di Einaudi e De Gasperi fino alla nascita dell’Iila, il rapporto con l’America Latina ha rappresentato una costante della politica estera italiana. Dopo anni di minore attenzione, il nuovo contesto geopolitico e il riavvicinamento promosso dal governo Meloni riportano il continente al centro dell’interesse nazionale. Una relazione che affonda le proprie radici nella storia e che oggi può tornare a essere una leva strategica per l’Italia. Il punto di Lorenzo Tordelli, esperto di relazioni Europa-America Latina

Prima ancora che l’Italia repubblicana scegliesse definitivamente il proprio ancoraggio atlantico, una parte decisiva della sua classe dirigente aveva già individuato nell’America Latina uno spazio naturale di proiezione strategica. Non si trattava soltanto di nostalgia culturale, né di un generico richiamo alla comune matrice latina. Per gli statisti italiani del primo Novecento e poi per la generazione democristiana del dopoguerra, il continente latinoamericano rappresentava una vera profondità geopolitica dell’Italia: un’area nella quale lingua, diritto, radici cristiane, migrazioni, lavoro e relazioni economiche avevano già costruito un legame più forte di molte alleanze formali. Se per secoli la storia ha raccontato quel continente attraverso la lente delle sue “vene aperte” e sfruttate dalle grandi potenze, l’Italia vi ha scorso invece un’affinità simmetrica, mossa da una vocazione a riconoscersi tra pari.