I due modelli finiti nel mirino sono anche i più delicati. Mythos 5 e Fable 5 appartengono alla nuova classe “Mythos” e sono stati progettati per individuare con grande efficacia falle e vulnerabilità nei sistemi informatici: un vantaggio enorme per la cyberdifesa, ma anche un potenziale strumento offensivo nelle mani sbagliate. Anthropic aveva già riconosciuto il rischio. Ad aprile aveva distribuito Mythos solo a un gruppo selezionato di aziende, mentre pochi giorni fa aveva reso pubblica una versione più protetta, Fable 5, con restrizioni aggiuntive. Secondo alcune ricostruzioni, Washington teme che questi modelli possano essere aggirati attraverso tecniche di jailbreak, cioè prompt costruiti per far saltare i filtri di sicurezza. Anthropic, però, ha contestato duramente il provvedimento. L’azienda sostiene di aver ricevuto solo indicazioni verbali su un possibile uso improprio limitato e non generalizzato. E avverte: “Se questo standard fosse applicato a tutto il settore, il risultato sarebbe bloccare quasi ogni nuovo rilascio dei modelli più avanzati”. Il governo statunitense finora aveva colpito soprattutto i chip e l’hardware strategico, stavolta è intervenuto direttamente sul software, limitando l’accesso ai modelli sulla base della nazionalità degli utenti. Si tratta di uno dei precedenti più invasivi finora creati nella regolazione dell’intelligenza artificiale. Non è il primo segnale di tensione tra Anthropic e Washington. Il Pentagono ha classificato quest’anno la startup come un rischio per la catena degli approvvigionamenti della difesa e l’azienda ha già avviato un contenzioso contro l’amministrazione Trump. Paradossalmente, Anthropic è stata una delle società che più hanno chiesto in passato controlli pubblici sui modelli di frontiera, compresa la possibilità di fermare quelli ad alto rischio. Ma chiedeva un processo trasparente, chiaro e basato su dati tecnici concreti. È proprio questo, ora, che sostiene di non aver avuto.