Film rimosso per la scelta del "signor Gruber" di rendere identificabile un collaboratore di giustizia
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Sulla mafia Disney+ si è «pentita». C'è un pasticcio internazionale dietro la sparizione dalla piattaforma tv della serie World Wide Mafia, firmata dal procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri e diretta da Jacques Charmelot e François Chayé. È la storia del coraggioso procuratore antimafia e della sua lotta contro la criminalità organizzata. Al suo debutto lo scorso 20 maggio e nelle due settimane in cui è rimasta visibile anche su Hulu a livello internazionale la serie ha registrato ascolti record, tanto da invogliare migliaia di persone a iscriversi solo per poterla vedere. Poi qualche giorno fa è stata oscurata. Nessuno sa perché, neanche lo stesso Gratteri, a cui l'altro giorno in diretta l'ha chiesto Lilli Gruber. Prodotta da Disney+, IBC Movie e Sunset Presse in associazione con Borough Productions, il progetto originale è stato scritto da Charmelot, Chayè e dagli autori Michela Gallio e Giovanni Filippetto.«Della cancellazione non ne so nulla, io non l'ho neanche vista perché non sono abbonato a Disney+», poi sorridendo ricorda alla conduttrice di Otto e mezzo «non sono in contatto né con Disney+ né con la casa di produzione» e aggiunge che lui ha rapporti «solo con Jacques. Cioè Charmelot, che nella vita è il marito della Gruber. «È bene che spieghino all'opinione pubblica perché l'hanno tolta, in tanti si son abbonati per questo».Ma per Lilli la rossa sarebbe meglio non saperlo. Perché se alla base del problema secondo la versione Disney+ ci sarebbero non meglio precisati bug audio e video, il Giornale è in grado di spiegare cosa c'è realmente dietro. A oscurare le quattro puntate è stata la decisione di uno dei protagonisti del documentario di ritirare il proprio consenso alla messa in onda. Il nome è pesante: si tratta di Emanuele Mancuso, il pentito della storica, sanguinaria famiglia mafiosa del Vibonese che con il suo voltafaccia - sostenuto fortemente da Gratteri - si è iniminicato una spietata consorteria diffusa in tutto il mondo e ben ramificata anche al Nord. Il problema è che nella sua intervista concessa il suo volto e la sua voce non sarebbero del tutto irriconoscibili come invece servirebbe in base agli accordi già presi, visto che questo coraggioso ragazzo rischia la vita. Da qui lo stop alla liberatoria datata 2021 alla Disney+. Secondo fonti vicine a chi ha partecipato alla realizzazione del documentario, a scegliere di non modificare la voce di Mancuso sarebbe stato proprio il signor Gruber, al secolo il regista Charmelot, che rispetto ai diritti per lo sfruttamento in tutto il mondo del documentario ha preso i soldi non solo da Disney+ ma anche un finanziamento della Regione Calabria, guidata da Roberto Occhiuto. «Se gli avessi modificato la voce sarebbe sceso lo share...», sarebbe stato lo sfogo del regista. Un peccato di presunzione a cui ha risposto il legale di Mancuso Antonia Nicolinicon una lettera durissima: «L'autorizzazione era espressamente subordinata alle condizioni di sicurezza della normativa», la liberatoria «autorizzava la società IBC Movie a «rielaborale, trasformare e rimaneggiare» il materiale. Invece la diffusione della docuserie «è stata amplificata da una massiccia campagna promozionale, con la pubblicazione di numerosi trailer e spezzoni dell'intervista a Emanuele su piattaforme social a larghissima diffusione» come TikTok, Facebook e i reels di Instagram «moltiplicando esponenzialmente e in modo incontrollabile la visibilità dello stesso e il conseguente pericolo per la vita».












