Appaiono quasi sospesi sull’acqua, eppure emanano immediata potenza e rigore. Poco distante, un piccolo scoglio su cui i cormorani in fila indiana decorano lo spuntone di roccia come una corona di piume nere. Sono i Castelli di Cannero, fascinose costruzioni quattrocentesche che svettano su due isolotti rocciosi al largo della costa piemontese del Lago Maggiore, poco distante dal confine svizzero. L’imponente corpo principale e la costruzione separata adibita a prigione si raggiungono via motoscafo da Cannero riviera e da Cannobio dalla sponda piemontese, o da Luino dalla sponda lombarda. Sono l’ultima destinazione aggiunta alle già conosciute Terre Borromeo, celebri per le isole Bella e Madre, per la Rocca di Angera e il Parco Pallavicino.
Sul Lago Maggiore, tra pirati e contrabbandieri
Sui castelli di Cannero si intrecciano storie di pirati e strategie politiche, fin dalle scorribande dei terribili fratelli Mazzardi, detti i Mazzarditi, che si impossessarono dell’avamposto allora chiamato della Malapaga e da lì compirono incursioni violente su tutto il Verbano. La popolazione chiamò in aiuto Filippo Maria Visconti che nel 1412 mise in fuga i Mazzarditi e concesse il feudo cannobiese a Vitaliano I Borromeo, compreso il presidio militare che, nel 1500, fu ricostruito nell’aspetto attuale. Dalla rocca, la famiglia Borromeo dominava e proteggeva dalle incursioni da Nord il territorio del suo Stato che si estendeva fino alla Rocca di Angera, all’estremità meridionale del Lago Maggiore. Poi, l’abbandono. La fortezza nel corso dei secoli viene invasa dalla vegetazione, diventa rifugio di pescatori e contrabbandieri e anche, secondo una leggenda locale, sede di una banda di falsari.










