scienze

Alluvioni, tempeste, siccità, fusione di ghiacciai, frane, ondate di calore, incendi, desertificazione: possibile che sia sempre colpa del riscaldamento climatico? La domanda sorge spontanea. La risposta è: sì, ma va spiegato in che modo. Intuitivamente, se c’è a livello globale più energia in circolo dobbiamo aspettarci un intensificarsi dei fenomeni atmosferici. Ma come «attribuire» la causa del singolo evento a una dinamica planetaria?

La scienza dell'attribuzioneOggi parliamo sempre meno di crisi ambientale, la nostra attenzione è rivolta altrove, ma non per questo le leggi della fisica smettono di funzionare, e quindi dobbiamo attenderci che quegli eventi drammatici si presentino sempre più spesso. Se diciamo che «la frequenza e l’intensità dei fenomeni estremi aumentano in seguito al cambiamento climatico» non è come dire che «il singolo evento è stato causato direttamente dal cambiamento climatico». La distinzione tra una media (o una tendenza) e un evento puntiforme è sottile.Proviamo ad affrontare il tema con un’analogia. Immaginate il più grande capocannoniere di una certa stagione calcistica, un Ronaldo per intenderci. La sua propensione al gol è altissima e sfiora la media di una marcatura a partita. Ora, il fatto che la media sia così alta è la causa del gol che ha segnato domenica scorsa in campionato? Non esattamente, perché quell’evento puntiforme accaduto in quella partita è stato causato – mettiamo – da una papera del portiere, da un assist geniale di un compagno, dalla difesa debole degli avversari, e così via. Quelle sono le cause prossime, puntiformi, specifiche dell’evento. Tuttavia, il fatto che un calciatore abbia una media di un gol a partita rende molto probabile che farà gol anche domenica prossima. Se per due giornate non segna e alla partita successiva fa una tripletta, la media è rispettata ugualmente. Quindi, un allenatore che incontra la squadra di quel giocatore farà bene a prendere adeguate contromisure tattiche.